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Telecinesi: oggi possibile grazie al BrainGate

14 Luglio 2006

Si chiama telecinesi (o psicocinesi) la facoltà di spostare oggetti con la sola forza del pensiero.

Tale capacità viene solitamente classificataSi chiama telecinesi (o psicocinesi) la facoltà di spostare oggetti con la sola forza del pensiero.
Tale capacità viene solitamente classificata nell’ambito della parapsicologia, accanto a quei fenomeni, come la telepatia, che rappresentano l’interpretazione estrema delle più conosciute, e universalmente accettate, teorie della scienza psicosomatica: la manifestazione fisica di eventi che hanno origine psicologica; fanno parte della psicosomatica molti disturbi di origine nervosa che hanno come conseguenza, per l’ appunto, determinati effetti esterni.
L’affermarsi dell’interesse per la telecinesi avviene intorno agli anni ’70: è in questo periodo che l’israeliano Uri Geller mostra a tutto il mondo la sua capacità apparentemente inspiegabile di riuscire a piegare oggetti di ferro, di spostare piccoli oggetti…addirittura di bloccare gli orologi dei telespettatori che lo guardavano in diretta.
Il fenomeno attirò, com’era ovvio, l’attenzione dei fanatici dell’occulto ma anche dei ricercatori più fantasiosi che non ebbero esitazioni nell’ elaborare fantasmagoriche teorie per le quali si riteneva che gli impulsi cerebrali (fisici e concreti, in quanto rivelabili da appositi apparecchi) potessero essere, in alcuni soggetti e in determinate circostanze, più forti del normale. Forti a tal punto di plasmare la realtà adiacente.
E sembra incredibile che oggi tali suggestive teorie siano riprese e trasformate in principi che le ricordano davvero molto da vicino.
Il BrainGate esiste davvero, ed è stato presentato dalla Cybernkinetics Neurotechnology Systems del Massachussets.
Si tratta di un microchip impiantato nel cervello in grado di captare i segnali provenienti dai neuroni e trasmetterli ad una fonte ricevente, ad esempio un computer.
Tale sistema permette, alle persone paralizzate o il cui uso degli arti e’ stato irreversibilmente compromesso, di compiere gesti come lo spostamento del cursore del mouse sullo schermo o l’accensione di luci o di altri apparecchi tecnologici (appositamente schermati) solamente con la forza del pensiero, ‘visualizzando’ l’azione da compiere.
Una ricerca condotta da Andrew Schwartz, dell’Universita’ di Pittsburgh, ha mostrato come, grazie ad un sensore applicato al cervello, una scimmia e’ in grado di controllare un braccio meccanico che prende il cibo e lo porta all’interno della gabbia.
Ancora i ricercatori della State University of New York hanno sviluppato un’ interfaccia differente a quella del BrainGate, meno invasiva e ugualmente efficace nei risultati: si tratta di un casco (il BCE) che, analizzando l’attività elettroencefalografica (EEG) registrata dal cuoio capelluto, è in grado di controllare movimenti complessi esattamente come il BrainGate; senza quindi dover implantare l’apparecchio nella testa dei soggetti.
Finora gli unici movimenti che si sono riusciti a ‘tradurre’ fisicamente sono quelli bidimensionali; sono in corso ricerche per l’estensione della capacità al movimento tridimensionale.

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