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3 agosto 2006

Alieni del 1947

Il genere umano, nel suo lungo processo evolutivo, porta con sé alcuni interrogativi che non hanno trovato risposte immediate, generando in

Il genere umano, nel suo lungo processo evolutivo, porta con sé alcuni interrogativi che non hanno trovato risposte immediate, generando invece una serie infinita di congetture ed opinioni spesso contrastanti e mai completamente soddisfacenti. Ad alcune domande una risposta certa è stata data a distanza di mesi o anni, ma molte altre restano avvolte nel mistero, generando nuovi dubbi ed alimentando vecchie leggende. Una domanda, in particolare, ha sempre attirato l’attenzione del genere umano: esistono altre forme di vita intelligente nel cosmo in grado di contattarci e di raggiungere il nostro pianeta? Nel corso dei secoli vari studiosi hanno considerato quali tracce inconfutabili della presenza aliena, geroglifici, dipinti o statue raffiguranti, tra le altre cose, strani oggetti discoidali o esseri dalle sembianze più o meno bizzarre; altri ancora sostengono che ci sia un forte legame tra alcune civiltà del passato particolarmente evolute, come i Maya e gli Egizi, ed entità aliene in grado di infondere in tali popolazioni il germe della conoscenza. Numerose ipotesi hanno tuttavia generato ben poche certezze, ma nel recente passato un episodio ha destato scalpore tra la gente, guadagnandosi la fama di avvenimento epocale, come sorta di emblema della storia ufologica moderna. 8 di luglio del 1947: la cittadina americana di Roswell, nel New Mexico, sale alla ribalta dell’opinione pubblica mondiale grazie ad un articolo in prima pagina del giornale locale, che pubblica la notizia del ritrovamento di un disco volante nelle campagne circostanti. Numerosi sono i testimoni oculari dell’episodio e sul luogo è intervenuta l’aeronautica militare, di stanza nella cittadina, che ha sigillato la zona impedendo l’accesso ai non autorizzati. Tra conferme e smentite da parte di militari e testimoni, l’avvenimento è destinato a segnare la vita di Roswell per sempre. La città, da quel momento in poi, è divenuta meta di pellegrinaggio per ufologi e semplici curiosi e fonte inesauribile di rivelazioni shock e libri- confessione, poco attendibili e spesso frutto di fantasia se non di vile calcolo economico. Recentemente però, è stata resa nota una testimonianza che ha meritato la massima considerazione dei media. Si tratta del colonnello Philiph J. Corso che, in qualità di capo della divisione tecnologia straniera dell’esercito americano, si trovò a dover gestire il materiale alieno recuperato nell’estate del 1947, all’interno di un progetto di retro ingegneria che ha condotto studiosi e grandi poli industriali alla realizzazione degli odierni micro-chip, fibre ottiche, laser e fibre super-tenaci. Corso sostiene di aver impiantato la ricaduta della tecnologia extra-terrestre di Roswell nei colossi dell’industria statunitense, partendo dall’analisi di frammenti dell’astronave aliena ma soprattutto delle EBE (entità biologiche aliene) ed attuando, parallelamente al progetto, una strategia d’insabbiamento ed inquinamento delle prove: un cove-up di dimensioni eccezionali. Raccolte in un libro, “Il giorno dopo Roswell”, le memorie dell’ex militare continuano a suscitare polemiche tra sostenitori e denigratori, dando comunque spazio ad una riflessione razionale, poiché tali memorie provengono da fonte autorevole dato lo stato di servizio d’assoluto rilievo che ha visto il colonnello Corso ai vertici dell’intelligence dell’esercito americano ed al fianco di Generali e Presidenti della più grande potenza mondiale.

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