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29 agosto 2006

Amato prepara la carta dei valori. Ma l’Ucoii non si pente

“Siete pronti a chiedere scusa?” Mohamed Nour Dachan, presidente dell’Ucoii, si volta verso il Ministro Giuliano Amato e risponde secco: “No”. “

“Siete pronti a chiedere scusa?” Mohamed Nour Dachan, presidente dell’Ucoii, si volta verso il Ministro Giuliano Amato e risponde secco: “No”. “Se c’è qualcuno contro la condanna di questo documento lo dica”, insiste Amato. Nessuna mano si alza. Il ministro guarda, uno a uno, i membri della consulta per l’Islam italiano e dice: “Quindici contro uno”. E aggiunge “questa posizione non potrà restare priva di conseguenze”. Tutti tacciono. L’Ucoii è rimasta sola. E la rabbia di Dachan esplode all’uscita: “Vergognatevi fratelli mi avete tradito. Ma sappiate che se l’Ucoii esce dalla consulta, la consulta muore”. Questo sembra essere stato lo scambio di battute tra il Presidente dell’Ucoii ed il Ministro dell’Interno Amato durante la prima riunione della Consulta islamica convocata ieri, dopo la bufera scatenata dalla pubblicazione di una pagina a pagamento dove venivano paragonate le stragi naziste a quelle israeliane. Da una parte 15 membri musulmani fermi nella condanna del comunicato dell’Ucoii, dall’altra Mohamed Dachan altrettanto convinto delle sue ragioni per le quali si è rifiutato di sconfessare l’inserzione della sua associazione. In mezzo il Ministro dell’Interno Amato che ha non solo condannato la pubblicazione ma anche definito “irricevibili” le giustificazioni inviategli in una lettera dal Presidente dell’Ucoii in cui si faceva riferimento ad un “errore di comunicazione” ed a un “documento critico con Israele ma non antiebraico”.
Per risolvere definitivamente il problema e per far in modo che non ci siano altre sbandate, il Ministro dell’Interno ha deciso di vincolare la partecipazione alla Consulta alla sottoscrizione di una ‘Carta dei valori e dei principi’: un testo la cui stesura è affidata al Ministro Amato ed ai suoi collaboratori, aperto a contributi e suggerimenti, capace di fornire preziose linee guida su cui fondare l’Islam italiano. Ne è già stata presentata una bozza ai membri della Consulta. C’è la divisione in tre parti: una riguarda la società internazionale, una la società nazionale e un’altra i diritti della persona e della famiglia. E ci sono i titoli dei singoli capitoli, abbastanza generici ma comunque efficaci per condannare l’Olocausto ed il terrorismo, senza citare, nei titoli, queste parole. C’è il ripudio della guerra e della pena di morte. L’affermazione della convivenza e reciproco rispetto tra le nazioni. Il ripudio delle iniziative unilaterali aggressive. Il bando delle armi di distruzioni di massa. L’accettazione dei valori e dei principi e su cui si fonda l’Europa. Il rispetto delle minoranze e dei diritti della persona. Il principio di non discriminazione. Il pluralismo religioso. La libertà di coscienza e di espressione e la parità tra coniugi nel rapporto tra loro e nella responsabilità dell’educazione dei figli.
L’Ucoii però non parla affatto di sconfitta. “Abbiamo detto tutto quello che dovevamo dire – afferma Roberto Picardo, portavoce dell’Ucoii – siamo in una democrazia, dove ci si può parlare anche se non si è d’accordo”. “Tanto rumore per nulla” commenta sarcasticamente. “L’Ucoii non è stata né espulsa, né processata, come auspicava qualcuno che voleva strumentalizzare il nostro errore di comunicazione. Resta solo l’amarezza che un episodio che poteva unire i mondo musulmano invece ci ha diviso”. “Ora vedremo di capire cosa sarà questa Carta, chi la dovrà scrivere materialmente. Vedremo”.

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