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3 agosto 2006

Fregene e le alghe nocive: la storia infinita del braccio di ferro amministrativo

Pessime notizie per i costretti all’Estate romana: sulle coste di Fregene, la località balneare più vicina alla capitale grazie alla

Pessime notizie per i costretti all’Estate romana: sulle coste di Fregene, la località balneare più vicina alla capitale grazie alla Via Aurelia, è scattato il divieto di balneazione. L’allarme è arrivato dall’ARPA, l’Agenzia Regionale Protezione Ambientale del Lazio. Una spiaggia considerata Vip, in cui per una giornata si spendono, al 2006, circa 18 euro a persona. Sulla vicenda c’è stato un marasma di divieti e deroghe, notizie e smentite: proviamo a fare chiarezza.
Primi di Luglio: alcuni bagnanti della zona di Fregene lamentano dermatiti, comparse dopo il bagno di mare.
L’amministrazione locale, spalleggiata da bagnini e “marinai”, non si preoccupa più di tanto: redige un divieto di balneazione di quelli che escono 3 o 4 volte l’anno. Proprio nell’estate del rilancio di Fregene, il 14 Luglio compaiono cartelli di divieto e comincia la kermesse dibattimentale. Le alghe incriminate sono quelle del fondale di Fregene, che, alimentate a fertilizzanti, diserbanti, scarichi urbani ed acque del Tevere, secernono saxitossina. Una sostanza urticante e nociva e per ingestione.
Nel fine settimana, gli stabilimenti registrano il “tutto esaurito”.
Il 19 Luglio, un’ordinanza del sindaco Marco Canapini aggiunge circa altri 3 chilometri ai tratti già interdetti: non per via delle alghe, ma dell’ossigeno (troppo) disciolto in acqua. Lo stesso Canapini, nella giornata di Venerdì 21, revoca il divieto di balneazione in virtù della deroga concessa per innalzare i limiti dei valori di ossigeno disciolto nelle acque. L’Istituto Zooprofilattico rettifica sabato, ad uffici comunali ormai chiusi: le alghe di Maccarese e Fregene sono tanto tossiche da non essere compatibili con la balneazione. La Regione Lazio giustifica il qui pro quo, che fa arrivare la notizia prima alla stampa che al sindaco, e lo invita a darsi da fare quanto prima.
Intanto, è il fine settimana: la gente arriva e si guarda intorno. Se c’è qualcun altro che fa il bagno, lo faccio anche io. Bambini compresi.
Il presidente della Pro Loco di Fregene, Franco Travaglini, a questo punto esige chiarezza: gli avventori sono disorientati, e la preoccupazione fa latitare le presenze. Anche il sindaco lamenta un allarmismo mediatico, e ritiene di non dover adottare nessuna misura cautelativa prima delle analisi definitve dell’ARPA.
Le presenze negli stabilimenti si dimezzano, e chi c’è viene solo per mettersi al sole. Poi non resiste e si tuffa.
Vertice con la Regione del Prefetto Serra: il 25 si decide di dare una spallata al braccio di ferro con il Comune. Mercoledì 26 Canapini è costretto a vietare il litorale tra Fregene e Focene. Solo 7 chilometri, rispetto ai 24 del litorale, e specificando che si tratta di una misura cautelativa. Grazie ai controlli dell’Asl Rm D.
Il sindaco Canapini propone il gesto plateale di tuffarsi, ed invita l’amministrazione ed i bagnanti a seguirlo.
Nonostante la grande empatia che contraddistingue il rapporto con la gente che lavora, e che si vede costretta a non poter lavorare, nella vicenda vale il “medio stat virtus”. ARPA e Regione si sono accorte del problema proprio a Luglio, e il neo assessore Zanetti si è dimostrato dalla parte dei cittadini. Associazioni e stabilimenti sono sul piede di guerra, ma non hanno scontato i lettini. Si analizzano a giorni alterni le alghe mobili e quelle fisse; l’Asl prevarica l’ARPA sul controllo delle acque.
Si prevede una calda estate. In piscina.

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