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30 agosto 2006

Il caso atesia: una colpo alla precarietà?

In data 22 agosto 2006 l’ispettorato provinciale del lavoro di Roma ha terminato l’indagine su Atesia, il call center più grande d’Italia: un
In data 22 agosto 2006 l’ispettorato provinciale del lavoro di Roma ha terminato l’indagine su Atesia, il call center più grande d’Italia: un vero e proprio laboratorio di sperimentazione in campo di tipologie contrattuali e cosiddetta flessibilità. Da anni l’azienda ha utilizzato contratti di collaborazione a progetto (prima ancora coordinata e continuativa e con partita i.v.a.) per migliaia di lavoratori, senza corrispondere a un numero che in 15 anni ha superato di gran lunga la decina di migliaia (oltre ovviamente ai circa quattromila che attualmente ancora “collaborano”) con un numero -se non esiguo, nell’ordine di un centinaio, e perlopiù in ambito dirigenziale- di lavoratori con contratto stabile. Oggi l’ispettorato conclude uno studio iniziato addirittura nel 1998 e riconosce che la collaborazione di cui l’azienda ha fatto il suo fiore all’occhiello per anni è in realtà mero lavoro subordinato. Decisivo in questo percorso è stato il lavoro di richiamo mediatico portato su Atesia dal Collettivo Precari Atesia, una realtà autorganizzata che ha bypassato i sindacati confederali (evidentemente poco incisivi), organizzato scioperi, dimostrazioni e una efficace campagna di informazione sulle condizioni dei “collaboratori”. La palla passa ora al tribunale del lavoro, che avrà l’ultima parola sulle migliaia di vertenze contro Atesia per la riassunzione o per il versamento di contributi solo teoricamente accumulati negli anni.

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