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3 agosto 2006

La crisi della marca

La crisi del Made in Italy nella moda è sotto gli occhi di tutti, si sa che il nostro paese è rinomato per l’eleganza, lo stile dei

La crisi del Made in Italy nella moda è sotto gli occhi di tutti, si sa che il nostro paese è rinomato per l’eleganza, lo stile dei prestigiosi stilisti ma negli ultimi anni si percepisce che il bel mondo è colpito da sfide competitive dei paesi a basso costo e della contraffazione.
Ogni marciapiede dei centri storici così come quello delle periferie è ormai arredato da teloni con su esposti gli accessori all’ultima moda sfornati dalle ultime collezioni: profumi, portafogli, foulard, orologi…Tutti oggetti che consentono ai compratori di soddisfare la propria fame di sfoggiare il capo di marca con un notevole risparmio e non essendo nella posizione di permettersi l’autentico. L’Italia è ormai in cima alla lista dei paesi produttori di merce contraffatta con un giro di affari che sfiora cifre pari a circa 5 miliardi di euro annui ma, negli ultimi anni, si è ricorsi a dei provvedimenti per cercare di metter un freno a questo business; innanzitutto sono state prese delle misure legali in quanto sono previste delle sanzioni sia per i venditori che per i prodotti contraffatti.
Si tratta di rimedi di natura protezionistica per cercare innanzitutto di salvaguardare il marchio ed il prestigio dei prodotti di moda ma non solo, c’è dietro qualcosa di più grande, di profondo legato a delle motivazioni di carattere culturale, umanitario che ci inducono a meditare circa la provenienza di questo materiale…Certo, spesso si tratta di prodotti provenienti da vere e proprie aziende ma sfortunatamente dietro questo binomio basso costo- prodotto di marca si nascondono gli orrori di quello che potremmo nominare “mercato nero”, ovvero sfruttamento minorile, condizioni malsane e precarie di lavorazione..
Non si tratta di un discorso egoistico e razzista, anzi, la repressione è uno strumento d’azione mirato si da un lato a tutelare gli interessi economici ma dall’altro è anche da leggere come un espediente che vorrebbe, gradualmente, attenuare queste situazioni di maltrattamento.

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