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6 agosto 2006

Non parlare… ti ascolto!

Avviso per tutti i timidi: inutile nascondersi, il corpo parla di noi. E lo fa subdolamente anche quando si cerca di modificarlo a nostro piacimento oAvviso per tutti i timidi: inutile nascondersi, il corpo parla di noi. E lo fa subdolamente anche quando si cerca di modificarlo a nostro piacimento o degli altri come nel caso della chirurgia estetica, rivelando in questa maniera una chiara volontà di plasmare e manipolare la realtà attraverso l’unico strumento che abbiamo a disposizione: noi stessi.
Da quando Charles Darwin scrisse, nel 1872, l”’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali”, la comunicazione non verbale ha suscitato l’interesse di psicologi, sociologi ed antropologi che applicano le loro sempre più raffinate teorie ai diversi ambiti del quotidiano per decifrare i segnali che ognuno di noi lancia più o meno consapevolmente.
Uno dei settori in cui la CNV viene applicata più frequentemente è la selezione del personale.
Chi di noi non ha sostenuto un colloquio di lavoro non andato a buon fine? Molti studi in tal senso dimostrano che in certe circostanze più che il cosa, vale a dire l’esperienza, i titoli accademici ed eventuali specializzazioni conta il come, ovvero l’esposizione, la linearità dell’enunciato, la coerenza dei gesti con le parole che si pronunciano e soprattutto la propositività che si riesce a comunicare in un microfrangente di vissuto come può essere un’intervista.
Roba da far rabbrividire, direte!
Ma qualcuno potrebbe trovare molto stimolante il fatto che l’immagine di noi stessi restituita all’esterno non dipenda interamente da ciò che diciamo e quindi vada interpretata e capita dagli sguardi, dalla postura oppure dai movimenti oscillatori delle mani o dei piedi che, quando accompagnati alle parole, stanno ad indicare una negazione di quanto detto smascherando in questa maniera un tentativo di menzogna.
E l’elenco non finisce qui: il sorriso vero, quello che parte dal cuore, coinvolge tutti i muscoli facciali e provoca le “zampe di gallina”, le braccia incrociate denotano un atteggiamento di chiusura ed ostilità che durante una lezione riduce del 40% la possibilità di apprendere, lo sguardo in alto a sinistra è di chi ricorda un’immagine mentre chi guarda in basso a destra ricorda un sentimento.
In genere le persone che utilizzano il corpo per comunicare, ad esempio toccando o sfiorando l’interlocutore, risultano più empatici ed affidabili perché manifestano apertamente la volontà di entrare in contatto con l’altro ed è provato che riescano a raggiungere più facilmente i loro obiettivi anche se ciò richiede una buona dose di ardimento, perchè la reazione ad una irruzione, seppur discreta, nello spazio intimo altrui, può essere di stizza e di rifiuto.
Un dato interessante in tal senso è fornito dagli studi antropologici sulla CNV il cui tentativo è quello di tracciare una mappa delle differenze di espressione nelle diverse culture: sembra che le popolazioni mediorientali siano più portate al contatto fisico e quindi meno infastidite quando qualcuno varca la fatale soglia dei 45 centimetri, distanza che la prossemica definisce intima.
La spiegazione è data dalla loro filosofia che identifica l’io con l’anima, dunque con l’interiorità, contrariamente a ciò che accade in occidente dove l’identificazione avviene con l’esteriorità e quindi con il corpo che, pertanto, viene vissuto come limite invalicabile e conseguentemente destinatario di notevoli nevrosi da contatto!
Concludendo possiamo dire che se guardare negli occhi l’interlocutore senza insistenza denota sicurezza e dominanza, sconvolgersi i capelli con le mani durante un incontro emotivamente forte comunica molta simpatia e tenerezza, fattori che in determinate circostanze possono disarmare gli astanti tanto quanto una ineccepibile padronanza di sé!

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