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28 agosto 2006

Parthenope: il caro dispense colpisce gli studenti

Da un po’ di tempo a questa parte, ad incidere sulle già esili tasche degli studenti universitari è arrivato il “caro dispense”. Un

Da un po’ di tempo a questa parte, ad incidere sulle già esili tasche degli studenti universitari è arrivato il “caro dispense”. Un ulteriore salasso economico che sommato alle già infinite spese che si è costretti a sostenere per tasse, affitti, cancelleria, ecc.. rischia di portare al collasso il bilancio di uno studente medio.
Si tratta, in sostanza, di materiale auto prodotto dai docenti che viene venduto “a peso d’oro” presso centri fotocopie compiacenti e senza il possesso del quale, in vista del sostenimento di un esame, un laureando non è in grado di avere una preparazione adeguata.
Purtroppo, integrare il programma di un corso con materiale “extra” sta ormai diventando un usanza diffusa tra tutti i professori. Il vero problema però, non sta nel fatto di dover studiare qualche pagina in più, ma in quello che sono ancora pochissimi i docenti che rendono disponibile tutto ciò che realizzano gratuitamente sul proprio sito o sul sito dell’ università.
Se per esempio in un corso frequentato da 150 ragazzi il professore richiede l’acquisto di dispense, naturalmente diverse da quelle fornite gli negli anni precedenti per evitare i cosiddetti “passaggi di mano”, e queste dispense vengono vendute al prezzo di 10 euro l’una, si può stimare un giro d’affari che arriva a toccare i 1500 euro. Se poi consideriamo anche tutti coloro che il corso non lo frequentano ma che comunque dovranno sostenere l’esame, e che quindi acquisteranno tale materiale, la cifra indicata sopra salirà vertiginosamente. Capita spesso però che qualche studente “volenteroso”, decidendo di fare lo stesso giochetto del prof, acquisti il materiale e lo renda disponibile presso un altro centro fotocopie ad un prezzo inferiore, oppure che lo scannerizzi e lo faccia circolare su internet. Il risultato di tutto ciò è la nascita di un mercato illegale, un mercato che si allarga a dismisura e che assomiglia sempre di più ad una “catena di Sant’Antonio”. Una catena che, andando avanti di questo passo, sarà dura da spezzare.

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