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23 agosto 2006

Scrivono tesi come fossero messaggini

Laureandi che scrivono tesine come fossero “messaggini sms” e così dal prossimo settembre, l’Università dell’Insubria corre ai ripar

Laureandi che scrivono tesine come fossero “messaggini sms” e così dal prossimo settembre, l’Università dell’Insubria corre ai ripari con cinque lezioni per dieci ore complessive di “Scrittura di Base e Analisi di Costruzione dei Testi”. Nelle sedi di Varese e Como il corso, volontario, gratuito e vivamente consigliato, è aperto a tutte le matricole delle due sedi ed è curato dall’Ufficio Orientamento dell’ateneo. Si cercherà di insegnare l’uso corretto della lingua, dalla sintassi al lessico e alla semantica, agli aspiranti dottori che spesso nelle tesi, nei curricula, e nelle varie prove scritte, utilizzano il linguaggio economico, ma grammaticalmente sbagliato, degli sms come i vari “xckè” (perché), “cmq” (comunque), “nn” (non) e così via. Le lezioni, affidate ad una docente con il Dottorato di ricerca in Lettere conseguito all’Università Statale di Milano, saranno strutturate soprattutto sul passaggio dal parlato allo scritto, con particolare riguardo alle regole grammaticali e di interpunzione. Il Senato accademico dell’Insubria ha adottato la decisione all’unanimità: iscrizioni entro il 1° settembre a Varese e l’8 settembre a Como. «Qui arrivano tanti che non sanno neppure tradurre in modo articolato un pensiero – afferma il rettore vicario Giorgio Conetti -, un gap determinato dal linguaggio ormai dominante tutto puntato su immediatezza, emotività, secondo i canoni della comunicazione visiva, a discapito della ricchezza del ragionamento. In certe tesi c’è da mettersi le mani tra i capelli: la consecutio temporum non si sa cosa sia. E poi, che giovani mettiamo sul mercato delle professioni?».
In definitiva l’Università si fa carico di compiti che dovrebbero essere stati assolti dalle scuole superiori e concede 2 Crediti Formativi Universitari (CFU) a coloro che supereranno con successo il corso.
Non è d’accordo, almeno in parte, il Presidente dell’Accademia della Crusca Francesco Sabatini che, pur incoraggiando le università ad attivare questo tipo di corsi, in un’intervista al Corriere della Sera afferma: «L’uso della lingua da parte dei ragazzi che arrivano all’università è troppo approssimativo, ma non è colpa degli sms. Che, anzi, hanno prodotto effetti positivi. Innanzitutto il messaggino ha rappresentato una spinta a scrivere e ha stimolato capacità nuove come quella di esprimersi in maniera veloce e sintetica, cercando, ad esempio, il sinonimo più breve e meno ambiguo. – Inoltre – Le abbreviazioni esistono da secoli. Basta pensare ai manoscritti medievali che, proprio con questo sistema, hanno conservato testi densissimi di sapere. Usare sigle e faccine (smiles) perciò non è un problema, ma lo diventa se è l’unica forma di scrittura che i ragazzi conoscono. È fondamentale, infatti, che si sappiano esprimere anche con strutture lessicalmente e sintatticamente più complesse, per dare spazio all’argomentazione e alla riflessione».

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