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23 agosto 2006

Tesi di laurea come sms

“I nostri ragazzi non sanno più l’italiano”, questo è l’allarme lanciato dal preside del liceo classico ‘Alessandro Volta’ di Como,

“I nostri ragazzi non sanno più l’italiano”, questo è l’allarme lanciato dal preside del liceo classico ‘Alessandro Volta’ di Como, Bruno Saladino.
In effetti il linguaggio degli sms con i suoi vari “cmq”, “xkè”, “nn”, indispensabili per far rientrare tutti i pensieri in 160 caratteri, hanno disabituato i ragazzi a scrivere in modo corretto la propria lingua, portandoli ad usare un lessico sempre più povero.
Per correre ai ripari da questo fenomeno di degrado linguistico, una nuova iniziativa è stata votata all’unanimità dal Senato accademico dell’Università dell’Insubria di Varese e Como, in entrambe le sedi si terranno dieci ore di lezione di ‘Scrittura di base e analisi e costruzione di testi’. Le lezioni saranno affidate ad una docente con dottorato di ricerca in lettere conseguito alla Statale di Milano, saranno facoltative (ma fortemente consigliate) e in più frutteranno due crediti a chi passerà l’esame finale.
“Di fronte al progressivo degrado degli strumenti della comunicazione degli studenti – spiega la professoressa Laura Castelvetri, delegata del rettore per l’Orientamento – già da anni avevamo avviato, ma in modo limitato, questi corsi.”
Le iscrizioni avverranno entro il 1 settembre a Varese e l’8 settembre a Como.
“Qui arrivano tanti che non sanno neppure tradurre in modo articolato un pensiero- lamenta il rettore vicario Giorgio Conetti -, un gap determinato dal linguaggio ormai dominante tutto puntato su immediatezza, emotività, secondo i canoni della comunicazione visiva, a discapito della ricchezza del ragionamento. In certe tesi c’è da mettersi le mani nei capelli: la consecutio temporum non si sa cosa sia. E poi, che giovani mettiamo sul mercato delle professioni?”.
“È un problema figlio dei tempi che viene da lontano, dal liceo e dalla media – dice Bruno Saladino – I condizionamenti cui un giovane è sottoposto sono molteplici, dalla tv al telefonino a Internet, ciascuno con un suo codice linguistico specifico, e l’italiano rischia così di scomparire. E del resto è praticamente già successo per l’inglese. Oggi i ragazzi arrivano al liceo e poi all’università sempre più fragili sotto il profilo linguistico, non conoscono le strutture base della grammatica come l’ortografia e la sintassi. E inoltre approdano in una scuola che si basa ancora sulla cultura scritta.”
Benedetto Scaglione, direttore del Centro Servizi Amministrativi di Como, afferma: “Come operatori della scuola saremmo tutti contenti – dice Scaglione – se si diffondessero sempre più occasioni di studio come queste. Mi impegno a divulgarle con la massima attenzione”.
Del resto, il fenomeno è sotto gli occhi di tutti. “La grammatica italiana – prosegue Scaglione – sta subendo una vera e propria rivoluzione, e l’italiano è diventato un terreno infido perché troppo fluido. La salvaguardia delle regole base della lingua italiana è un problema molto sentito nel mondo della scuola, auspicherei, quindi, anche una forte azione di promozione della lettura, come atto non solo di apprendimento ma soprattutto di arricchimento costante del proprio linguaggio e quindi anche del proprio sentire. Oggi noi leggiamo pochi libri e il nostro vocabolario ne risente fortemente. Specie quello dei giovani. Il loro sta diventando un linguaggio pragmatico, anche per la notevole influenza da parte dell’inglese, che è una lingua sostanzialmente semplice e si basa sulla pronuncia. L’italiano invece è bello proprio perché vario e permette di esprimere in più modi il medesimo concetto”.

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