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23 agosto 2006

Universitari costruttori, quando il sapere si mette al lavoro

Terminati gli esami, tutti in vacanza armati di cazzuola. Questo è lo spirito di un’iniziativa nata quasi cinquant’anni fa che vede studenti unTerminati gli esami, tutti in vacanza armati di cazzuola. Questo è lo spirito di un’iniziativa nata quasi cinquant’anni fa che vede studenti universitari uscire dagli atenei per entrare nei cantieri. Fila di mattoni sostituiscono le fila di libri per lavorare a favore di comunità di accoglienza, di tossicodipendenti, minori o disabili. Gli Universitari Costruttori sono una vera e propria squadra di manovali che nei mesi estivi offrono le loro braccia per tirare su mura e ristrutturare vecchi locali. Quest’anno per esempio toccherà ad una struttura per il recupero fisico e mentale di Bologna, che si arricchirà di un’area per l’equitazione, ad un centro d’accoglienza per donne maltrattate di Palermo e ad un centro che offre assistenza a malati psichiatrici di Sondrio.
L’idea venne ad un padre gesuita di Padova, Mario Ciman. Nel 1966, chiese e ottenne l’aiuto di un gruppo di volenterosi studenti dell’ateneo veneto. Insieme a loro padre Ciman riuscì a regalare qualche metro quadrato in più ad una famiglia di 12 persone, costretta a vivere in un’angusta casetta. Quell’insolita esperienza si è poi trasformata in un appuntamento abituale di ogni estate. Il record di adepti si raggiunse col terremoto in Friuli. Durante i lavori di recupero che seguirono gli Universitari Costruttori arrivarono a quota 800. Oggi il numero è molto più limitato ma il fenomeno è andato oltre i confini veneti, gruppi simili infatti esistono anche a Roma, Milano, Napoli e in Sicilia.

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