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18 settembre 2006

Affidato all’Università di Firenze il restauro di Shawbak

Sembra quasi una notizia in controtendenza, dati i molti progetti archeologici affidati in Italia agli stranieri per mancanza di mezzi e di fond

Sembra quasi una notizia in controtendenza, dati i molti progetti archeologici affidati in Italia agli stranieri per mancanza di mezzi e di fondi. Invece la tenacia ventennale di Firenze è stata premiata: l’Università toscana è impegnata da due decenni sul sito archeologico di Petra, in Giordania. Ed è a 25 km da Petra che sorge Shawbak, il più celebre castello crociato del Medio Oriente che ha la rara caratteristica di essere stato rioccupato a scopo militare all’indomani della sconfitta degli Europei nel 1187. E per questo la storia della fortezza riveste un arco di 1600 anni, “perché abbraccia l’epoca romana e bizantina, fino a quella ottomana”, come spiega il Prof. Guido Vannini, del Dipartimento di Studi Storici e Geografici.
Lo scorso martedì il Department of Antiquities della Giordania (il cui Direttore Generale è il vice ministro Fawwaz Khraysheh) e il Rettore dell’Università di Firenze, Augusto Marinelli, hanno firmato un accordo che assegna al progetto dell’ateneo fiorentino il restauro, la conservazione e l’implementazione di piani di sviluppo del sito di Shawbak.
L’obiettivo del progetto è quello di salvaguardare la struttura della cittadella, il cui primo circuito murario fu costruito da Baldovino I di Gerusalemme nel 1115, e che aveva importanti funzioni di collegamento e di tutela civile e militare.
L’area di Shawbak sta incrementando la sua importanza turistica, e quindi tra i compiti dell’Università di Firenze ci saranno la valorizzazione del sito e il training dello staff tecnico e scientifico del luogo.

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