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4 settembre 2006

Australia: chi ha molti amici campa cent’anni

Il primo a teorizzare che sarebbe bastato un piccolo aiuto da parte di un amico per vivere meglio e, magari, più a lungo non fu uno scienziato, bens
Il primo a teorizzare che sarebbe bastato un piccolo aiuto da parte di un amico per vivere meglio e, magari, più a lungo non fu uno scienziato, bensì l’empirico sergente Pepper, quello della banda del club dei cuori solitari, il personaggio scaturito dalla fantasia musicale di John Lennon e Paul McCartney, che dava il titolo alla storico album dei Beatles, Sgt Pepper’s lonely hearts club band, nel lontano 1967.
Oggi, grazie a una ricerca, condotta nel corso di ben dieci anni nel Dipartimento di riabilitazione e geriatria dell’ Università di Flinders, nei pressi di Adelaide, in Australia, si è potuto stabilire con ragionevole certezza che poter contare su un solido circolo di amici aiuta a vivere più a lungo.
Mentre, allo stesso tempo, e con un certo stupore, è stato scoperto che se lo stesso circolo è composto da consanguinei – che siano figli, fratelli o quant’altro -, seppure numerosi e seppure importanti per altri aspetti sociali nella vita di ognuno, questo circolo non ha rilevanza al fine del prolungamento della vita.
Già negli ultimi 25 anni tutta una serie di studi epidemiologici condotti negli Stati Uniti, in Europa, e Asia avevano avanzato l’ipotesi, non confermata da dati sicuri, che intense relazioni sociali potessero avere effetti benefici sulla sopravvivenza di soggetti adulti. Molte domande rimanevano senza risposte certe e sono proprio queste risposte ciò che lo studio australiano è andato a ricercare.
La ricerca, infatti, si è basata su un campione di 1477 volontari che avessero almeno compiuto 70 anni o anche più. Dieci anni più tardi, 570 (326 maschi e 244 femmine) erano ancora in vita. L’indagine ha preso in esame numerosi fattori (sesso, età, stato di salute, fumo, stile di vita), che avrebbero potuto influenzare la durata della vita di ogni partecipante. Quello che è emerso è che, a parte tutti questi fattori comuni al campione generale, i 570 rimasti in vita erano proprio coloro che potevano vantare un migliore e più ampio giro di amicizie, di interrelazioni fra non consanguinei. Relazioni che portano non solo a comportamenti e stili di vita più sani, ma anche ad aumentare il proprio senso di autostima. Insomma, la riprova scientifica del proverbio che dice : “Chi trova un amico, trova un tesoro!”

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