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9 settembre 2006

Gioventù… come te nessuno mai !!!

“Come te nessuno mai”, secondo lungometraggio del bravo regista romano Gabriele Muccino, narra le vicende di Silvio, simpatico adolescente innamorat
“Come te nessuno mai”, secondo lungometraggio del bravo regista romano Gabriele Muccino, narra le vicende di Silvio, simpatico adolescente innamorato dell’amore.
Lo vediamo con gli amici più stretti, mentre cerca di carpire dalle parole di quello già fidanzato il segreto del successo con le donne.
Lo vediamo a casa, mentre litiga col padre ex-sessantottino imborghesito ed una madre invadente in piena crisi d’identità.
Lo vediamo innamorarsi perdutamente della compagna più grande (e disinibita), una di quelle che “l’ha già fatto quindi… vai sul sicuro che lo fai subito”: prima la frega all’amico, poi la perde scioccamente per aver sbandierato ai quattro venti quei bacetti rubati nell’archivio della scuola, piange e si dispera perchè “Valentina, come te nessuno mai…”.
E nel frattempo c’è Claudia, un’amica un po’ particolare, che lo rincorre da sei mesi, senza che lui se ne sia mai accorto… e pensare che è pure “un botto carina”…
Chissà che non sia proprio lei quella giusta… la chiave di volta di un adolescenza vissuta così intensamente…
Lei che è ancora un po’ timida, introversa; lei che spesso lascia cadere qualche lacrima, in silenzio; lei che si spaventa pensando alla morte, a tutte le cose belle che finiscono senza lasciare traccia; lei che confida, che spera, anzi è sicura che tutti possono opporsi al buio eterno, illuminando quel freddo oblio con la vivida fiammella dell’arte.
Poi l’occupazione, i “fasci” che vogliono entrare nella scuola presidiata, la polizia che arriva all’improvviso e riporta tutti alla grigia realtà quotidiana, quella senza sogni, quella fatta di ordine e disciplina, di regole (incomprensibili) da rispettare.
Il “capobanda” frikkettone, quello con la kefiah e i dreadlocks, si salverà certamente da una o più denuncie con l’aiuto del padre avvocato, che al commissariato sbuffa, lo guarda storto e, alla prima occasione, lo zittisce rimarcandogli che “ti hanno trovato 3 grammi di hashish addosso!!!”
Per tutto il film, l’interrogativo che serpeggia è il seguente: come possono fare gli adulti a capire ‘sti benedetti giovani?
Per conto mio l’interrogativo si ribalta del tutto, assumendo le sembianze di un piccolo (ma neanche troppo) rimprovero per i cosiddetti “adulti”: come si fa a non capire i giovani?
Ma la risposta è immediata, mista ad un senso di nostalgia che mi svela la ormai perduta “età felice”: quando cresciamo, quando con mille sforzi e dopo diecimila errori, riusciamo ad entrare nel mondo dei “grandi”, ci accorgiamo ben presto che non c’era assolutamente nulla da guadagnare con questo passaggio di tempo, dalla fanciullezza all’età “matura”.
L’unico modo per superare questo trauma, per riuscire sopravvivere, non può essere altro che dimenticare tutto.
Ma proprio tutto: i giochi, le risate, le passioni, i sogni, i compiti fatti la mattina presto, le feste alcoliche, le scritte sui muri, le canne, i motorini smarmittati e le notti in bianco.
Dimenticare tutto; tutto… con la logica conseguenza di non riuscire più a capire quello che un giorno siamo stati anche noi.

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