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18 settembre 2006

Grandi aziende negli atenei

E’ risaputo che per fare ricerca ci vogliono i “soldini”, soprattutto quando lo Stato non pianifica a dovere politiche atte a finanziare adeguatam

E’ risaputo che per fare ricerca ci vogliono i “soldini”, soprattutto quando lo Stato non pianifica a dovere politiche atte a finanziare adeguatamente centri accademici ad alto livello scientifico e tecnologico. In America, come ci ha spiegato Beppe Severgnini, “la cultura, la ricerca e la scienza si reggono sulle donazioni dei privati”, a patto però di “avere voce in capitolo e poter intitolare l’opera a sé o alla famiglia”. Basti pensare alla Widener Library di Harvard, dono della madre di Harry E. Widener, giovane vittima del Titanic, oppure al nuovo edificio del Picower Institute for Learning and Memory del M.I.T. (Massachussetts Institute of Tecnology), finanziato dai coniugi Barbara e Jeffrey Picower che hanno sborsato ben 50 milioni di dollari, chiedendo in cambio un ritratto a olio all’ingresso del complesso. Sempre dall’altra sponda dell’Atlantico, Lynnley Browning del New York Times ci informa sul sempre più dilagante fenomeno che vede, fianco a fianco, atenei e multinazionali collaborare allo sviluppo di centri di ricerca e formazione universitari. Ne è un esempio la Clemson University (Carolina del Sud), che nel 2002 ha ricevuto una donazione pari a 10 milioni di dollari dalla casa automobilistica tedesca Bmw, denaro che è servito a sostenere un centro di ricerca e formazione automobilistica. In cambio la grande azienda ha ottenuto la concessione di partecipare all’elaborazione di un corso di studi per una laurea specialistica in ingegneria automobilistica, in partenza ad autunno. Per chi teme un’ingerenza eccessiva della Bmw nelle scelte accademiche della Clemson University, tra l’altro un’università finanziata con i contributi dello Stato, non c’è nulla di cui preoccuparsi a detta di Robert Hitt, responsabile dello stabilimento della Bmw nella Carolina del Sud. “La Bmw non si è appropriata della Clemson”, ha detto Hitt, aggiungendo poi: “Dove andiamo a prendere i futuri manager e i futuri capo dipartimento?”. Comunque il caso Clemson-Bmw non è isolato, dal momento che anche altre istituzioni accademiche hanno stipulato accordi con le grandi multinazionali: Stanford con Exxon Mobile e General Electric, per condurre ricerche su tecnologie atte a ridurre le emissioni di gas a effetto serra; Princeton con la Ford, per studiare i cambiamenti climatici e ridurre le emissioni di anidride carbonica; Berkeley con la Novartis/Syngenta nell’ambito del dipartimento di biologia vegetale per analizzare la genetica delle piante.

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