• Google+
  • Commenta
26 settembre 2006

Il boom dei nuovi Atenei fa perdere competitività al sistema universitario italiano?

Da qualche tempo, quando si parla di Università, in Italia, ce davvero l’imbarazzo della scelta, infatti, sono numerosi gli Atenei che negli ulDa qualche tempo, quando si parla di Università, in Italia, ce davvero l’imbarazzo della scelta, infatti, sono numerosi gli Atenei che negli ultimi anni hanno fatto il loro ingresso nel mondo accademico con approvazione del Ministero dell’Università. Negli ultimi due anni ne sono nati 14: 10 telematici e 4 privati, che sono andati così a rimpolpare il folto gruppo dei 93 Atenei, già presenti sul territorio italiano. Una crescita smisurata che ha allarmato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, che ha affermato: “Negli ultimi anni c’è stata una proliferazione di sedi universitarie da verificare attentamente” e che ha imposto al Ministro dell’Università, Fabio Mussi, il blocco di tutte le procedure di riconoscimento di nuove Atenei.
In effetti quasi tutti gli Atenei approvati durante il governo dell’ex ministro Moratti sono stati travolti da un mare di polemiche. La prima fu l’Università ‘Francesco Ranieri’ di Villa San Giovanni, il cui rettore, nonostante l’inconsistente carriera universitaria, riuscì ad avere il via libera per avviare due facoltà in una palazzina con vista sullo Stretto: iniziativa lodata anche dall’allora premier Berlusconi. Subito dopo arrivò il turno della ‘Kore’ di Enna, il cui rettore è l’ex ministro siciliano Salvo Andò, dell’ ‘Università delle Scienze Gastronomiche’ di Pollenzo, Ateneo sponsorizzato dall’Associazione Slow Food e dell’ ‘Università Europea’ di Roma, il cui ente promotore è la ‘Congregazione dei Legionari di Cristo’. Riconoscimenti che costarono l’accusa all’ex ministro di far nascere Università solo per accontentare qualche politico.
Ma il vero boom negli ultimi anni si è concentrato nel microcosmo delle Università telematiche: 10 in appena 2 anni, alcune delle quali approvate in tempi assai rapidi negli ultimi mesi del Governo Berlusconi, con il risultato che molti web atenei ancora non hanno neppure un sito internet. Per non parlare, poi, dell’ ‘Università delle Scienze Umane’, Ateneo che ha ottenuto il riconoscimento il 10 maggio del 2006 e il cui legame con l’Istituto per la preparazione degli esami ‘Universitalia’ è evidentemente sfuggito ai membri del Cnvsu e del Cun.
Dubbi e stranezze che hanno portato il ministro Mussi ad intervenire prima con il ritiro del decreto istitutivo della ‘Francesco Ranieri’ e, poi, congelando le richieste di riconoscimento di nuove Università. In sala di attesa, infatti, ci sarebbe già la ‘Touro college’, di provenienza statunitense, con sede a Zagarolo (Roma).
La proliferazione di università generaliste non aggiunge niente all’offerta già esistente e non fa altro che far perdere competitività e prestigio al nostro sistema universitario. Gli ultimi arrivati, come gli atenei telematici, sono organismi dove non si fa ricerca e che non hanno strutture adeguate: per questo non possono essere chiamate Università. Le Università italiane sono e restano quelle che fanno parte della Conferenza dei Rettori, cioè settantasette.

Google+
© Riproduzione Riservata