• Google+
  • Commenta
22 settembre 2006

Il fenomeno Bologna, the city of Punkabbestia

Una volta la zona universitaria era popolata da studenti facilmente riconoscibili da zaini a tracollo, valigette o libri sotto il braccio, oggi, invecUna volta la zona universitaria era popolata da studenti facilmente riconoscibili da zaini a tracollo, valigette o libri sotto il braccio, oggi, invece, di queste figure se ne vedono sempre di meno e non tanto per l’invenzione di palmari, pen drive o sottilissimi laptop, quanto per la sempre più crescente presenza di quelli che, forse anche dai nuovi dizionari della lingua italiana, vengono definiti ‘punkabbestia’.
Rigorosamente vestiti di nero o di colori dalle tonalità cupe, con il corpo pluri-perforato da piercing multi-forma, i capelli o simili aggrovigliati in originali intrecci dal sapore cosmico ma, direi, anche atomico (stile ‘una granata in testa’), mega-lattine di birra o bottiglie di vino in mano, catene o giganteschi mazzi di chiavi alla cintola e cani, tanti cani: sono queste le ombre che da qualche anno a questa parte si sono letteralmente impossessate dell’un tempo, forse, elegante area universitaria felsina.
Ma chi sono veramente i ‘punkabbestia’?Disadattati?Giovani modaioli?Figli di papà stanchi degli smoking?Nulla-facenti?E poi, perchè lo fanno?A chi/cosa si ispirano?Difficile riuscire ad individuare un filone univoco nelle ideologie alle quali si rifanno questi neo-colleghi accademici, quanto meno per i luoghi frequentati, degli studenti dell’Alma Mater Studiorum di Bologna. Qualcuno parla, quando riesce a spiccicare parola nei momenti di lucidità dall’alcool, di anarchia, di guerra alla globalizzazione…poi, però, guinzagli ai cani, lattine di coca cola, walkman, kebab, cellulari, ecc. ecc. mettono in lieve, sarcasticamente parlando, crisi l’intera pseudo filosofia del punk e della bestia, di certo ignara vittima degli eventi.
Ma cosa ne pensa la gente? E gli studenti? Le voci di protesta per il degrado dell’area universitaria infestata di punkabbestia (per altro non unici colpevoli dello ‘status fatiscientis’ della zona) non mancano di levarsi, energiche, prime fra tutti quelle dei residenti, per i quali è divenuta, ormai, un’impresa anche riuscire a varcare l’uscio di casa senza dover indossare quegli stessi stivali che a Venezia vengono utilizzati per l’acqua alta (sarà putrida ma è pur sempre acqua) o senzaq cimentarsi in salti in alto dal gusto olimpionico nel tentativo di scansare scansa-fatiche e bestiole. Tra gli studenti, invece, non manca chi, seppur in forma più contenuta, si cimenta in non sempre riuscitissime imitazioni del fenomeno in questione così come, e sfido chiunque ad individuare a quale filone appartenga questa penna (o dito elettronico), condanna fermamente tale espressione.
Ad ogni modo, assolti o condannati dall’opinione pubblica, ai punkabbestia poco importa: loro continuano e continueranno a restare lì, sotto i portici di via Zamboni e dintorni, ormai parte integrante dell’arredo urbano di una città che, dal suo pulpito di riconosciuta Dotta, non riesce a comprendere il perchè sia stata prescelta dal popolo dei punkabbestia.

Google+
© Riproduzione Riservata