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27 settembre 2006

La complessità di venire al mondo

I temi relativi alla gravidanza e al parto, fino ad ora in contrapposizione dal punto di vista delle scienze umane e delle scienze mediche, sembrano pI temi relativi alla gravidanza e al parto, fino ad ora in contrapposizione dal punto di vista delle scienze umane e delle scienze mediche, sembrano poter portare a nuove connessioni e sintonie, promuovendo comuni ambiti di ricerca e di studio per rilanciare la centralità delle figure materne e paterne nell’atto più naturale del mondo: la nascita
“L’appuntamento, una novità assoluta nel panorama culturale e scientifico nazionale, – spiega il prof. Giovanni Battista La Sala, Direttore dell’Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia – intende promuovere un dialogo tra scienze mediche e scienze umane sul tema del concepimento, della gravidanza e della nascita nell’era delle biotecnologie e del confronto tra diversi contesti sociali e culturali”.

Il congresso, frutto della preziosa collaborazione tra importanti aziende ospedaliere emiliane, l’Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia, l’Ospedale Maggiore di Bologna e l’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena, e alcune importanti istituzioni accademiche, la facoltà di Psicologia dell’Università di Bologna, la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica di Milano, si propone come inizio di un processo di avvicinamento tra culture scientifiche diverse ed intende lasciare – negli auspici degli organizzatori – un segno concreto e duraturo nei solchi dell’attività clinica, della ricerca universitaria, e – più ingenerale – della cultura europea.

La presenza di qualificati relatori provenienti da Italia, Francia, Regno Unito, Svizzera, Svezia e Stati Uniti (Beth Alder dell’Università di Edimburgo, Francois Ansermet dell’Università di Losanna, Johannes Bitzer dell’Università di Basilea, Jacky Boivin dell’Università di Cardiff, Paul Durning dell’Università Parigi X – Nanterre, Tajeb Ferradji del Centro ospedaliero universitario di Avicenne, Veronique Francis dell’Università di Orleans – Tours, Paul Lewis del Dipartimento materno-infantile di Bournemouth, Lynda Miller della clinica Tavistock di Londra, Anders Moller della Nordic School of Pubblic Health di Goteborg, Lynne Murray dell’Università di Reading, Graham Music della Clinica Tavistock di Londra, Bernadette Tillard dell’Università Parigi X – Nanterre, Edward Z. Tronick dell’Università del Massachusetts), testimonia il vasto interesse internazionale per questa auspicata svolta, ma anche la rilevanza scientifica dell’approccio proposto.

Nel XIX secolo la scienza medica si alleava con le scienze (biologia, chimica, fisica …)
applicandole al corpo, alle sue funzioni e ai suoi processi di infermità: questa fu la base per il modello medico di sanità che si diffuse nella cultura occidentale e che ora incontra e si intreccia con una tecnologia sempre più complessa e raffinata.

“Quando gravidanza e parto passarono sotto il dominio> della professione medica, la visione sanitaria – spiega uno degli organizzatori, il prof. Fabio Facchinetti dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – fu applicata al parto e alle tecnologie utilizzate per la nascita. Lo sviluppo delle conoscenze scientifiche, in questi anni, ha consentito di ridurre drasticamente la mortalità e la patologia materna e perinatale, sfidando il problema dell’infertilità. La medicalizzazione e l’urbanizzazione, però, fatto prevalere il rispetto al . Si è così persa la concezione naturale (e femminile) nel trattamento della salute e della nascita, concezione focalizzata sull’accogliere e prendersi cura, sulla relazione interpersonale. La maternità e la paternità sono, invece, un’avventura vitale ed un’esperienza interiore unica”

Ai nostri giorni l’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che “la nascita è un importante evento personale, sociale, ancor prima che sanitario”. L’ richiama sempre la responsabilità collettiva nel proteggere il bambino, i genitori, l’ambiente considerati nella loro unicità. Tuttavia, la dicotomia che contrappone alla scienza una concezione umanistica dell’esistenza persiste.

“Il congresso modenese – aggiunge il prof. Aldo Tomasi, Preside della facoltà di medicina e Chirurgia dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – cercherà di colmare questo contrasto, abbozzando linee di confronto e di interazione tra scienze umane e scienze mediche, andando oltre la dichiarazione di intenti pronunciata dall’OMS, dando vita a quello che, sinteticamente, si potrebbe definire un nuovo umanesimo scientifico”.

Il controllo della fertilità, da un lato, ed il superamento dei problemi dell’infertilità di coppia oggi si avvalgono appieno del progresso tecnologico, ma il loro impatto sociale necessita di una mediazione e di una cura degli aspetti psicologici individuali indispensabile al loro successo. Nel Regno Unito è aumentato il ricorso alle interruzioni di gravidanza, soprattutto in donne sotto i 20 anni. Parallelamente, vi è un incremento delle gravidanze inattese/indesiderate nelle adolescenti. Capirne le ragioni non è compito della medicina, ma delle scienze psico-sociali, che devono fornire alla medicina gli strumenti di intervento formativi/informativi.

“L’interazione con le scienze umane – chiosa il prof. Fabio Facchinetti – è già diventata una realtà operativa nell’ambito dell’infertilità: il counselling alla coppia viene ritenuto fondamentale per migliorare le percentuali di successo (cioè di gravidanza) delle 100.000 coppie che, ogni anno, in Europa vengono trattate per procreazione medica assistita e ciò, in sinergia, con qualunque tecnologia venga messa in atto. D’altro canto, l’intervento psicologico è utile per gestire le conseguenze della sterilità o dell’insuccesso dell’intervento medico (tutt’ora non inferiore al 50%)”.

La “normale complessità” della nascita richiede, quindi, un approccio pluriprospettico e composito in cui neurologia, psicologia, counseling, medicina prenatale e procreazione medicalmente assistita incrociano i loro sguardi, che si posano su un evento irriducibile ad un solo o ad alcuni punti di vista. E l’accoglienza della sua intrinseca irriducibilità sta proprio in questa molteplicità degli ambiti di studio e di ricerca, che devono assumersi l’impegno di incontrarsi, conoscersi, frequentarsi stabilmente, per imparare a dialogare insieme. Questa è precisamente una delle finalità del congresso.

“Emerge – dice il prof. Giovanni Battista La Sala – prepotentemente il tema della comunicazione tra operatori diversi, soprattutto in relazione ai futuri genitori e alla famiglia. Comunicare il rischio di anomalie del feto o di complicanze materne è compito quotidiano dei professionisti della nascita: non si tratta di riferire solo un numero, ma significa indurre e condizionare le attese dei futuri genitori, le loro emozioni. Le scienze umane possono aiutare la formazione dei professionisti nelle loro capacità comunicative, viste anche le implicazioni medico-legali”.

“La della nascita, nelle realtà sanitarie del nostro territorio, – afferma la dott.ssa Iva Manghi, direttore Sanitario dell’Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia – richiede inoltre un impegno e valenze organizzative specifiche legate alla gestione della multiculturalità, in ambiti ove si registrano percentuali in costante aumento di donne immigrate. Si rende pertanto indispensabile instaurare una relazione mirata con genitori ed intere famiglie provenienti da etnie plurime ciascuna con le proprie consolidate abitudini, richieste ed aspettative”.

Recependo l’invito alla costruzione di un paradigma culturale scientifico-umanistico nuovo, nell’ultima giornata dei lavori di questo congresso si estenderà ulteriormente la cornice entro cui inserire la nascita, come evento cruciale dell’incontro tra culture, restituito al protagonismo dei genitori e del bambino, all’attenzione della comunità.

“Il venire al mondo – conclude il dott. Stefano Cencetti, Direttore Generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena – è sempre un’esperienza straordinaria, che segna una svolta nelle vita di una donna e di una famiglia, ma a volte è tuttora in bilico tra sicurezza e rischio, tra vita e morte. Nonostante gli avanzamenti tecnologici e l’enorme progresso della medicina, a fronte di significativi investimenti nelle strutture e nell’organizzazione aziendale, il parto resta un evento in qualche misura imprevedibile ed in rari casi non controllabile. La percezione di questo rischio si è affievolita nella società e gli esperti di scienze umane troveranno la chiave per la trasmissione di questo messaggio”.

Nell’ambito della discussione si parlerà anche dei nuovi scenari in cui la nascita può svilupparsi con particolare riferimento al recupero della figura professionale dell’Ostetrica.

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