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14 settembre 2006

Parma: convegno internazionale sui sostituti del sangue

Si terrà a Parma, dal 17 al 20 settembre, il Convegno Internazionale sui sostituti del sangue. Il convegno, organizzato dal prof. Andrea M

Si terrà a Parma, dal 17 al 20 settembre, il Convegno Internazionale sui sostituti del sangue. Il convegno, organizzato dal prof. Andrea Mozzarelli, si aprirà alle ore 17.00 nell’Aula Magna del Palazzo centrale dell’Università (via Università, 12) con il saluto del Rettore, prof. Gino Ferretti e del Preside della Facoltà di Farmacia Giancarlo Pelizzi. Nei giorni successivi gli incontri si svolgeranno presso la Sala “Aurea Parma” della Camera di Commercio di Parma (via Verdi, 2).
Presso il Dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare dell’Università di Parma è attivo un gruppo di ricerca che, in collaborazione con ricercatori americani, europei ed italiani, sta svolgendo studi per lo sviluppo di sostituti del sangue umano a base emoglobinica di nuova generazione:
– emoglobine umane modificate chimicamente e selettivamente con polimeri organici;
– polimeri di emoglobina umana e bovina, e polimeri di mioglobina, prodotte mediante ingegneria proteica. Alcune di queste ricerche sono condotte nell’ambito di un progetto dell’Unione Europea, comprendente 12 gruppi di ricerca, tra cui uno che fa capo all’Università di Parma. Proprio per fare il punto della situazione nelle ricerche su queste emoglobine modificate e su alcune altre potenziali strategie basate su albumine modificate, è stato organizzato il convegno internazionale che si terrà presso l’Università di Parma (http://alice.bio.unipr.it/euroblood).
E’ solo la seconda volta che un congresso sui sostituti del sangue si tiene in Europa, la prima volta si è tenuto a Stoccolma nel 2002. Al convegno parteciperanno scienziati provenienti da tutto il mondo, rappresentanti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dell’Istituto Superiore di Sanità, e dell’AVIS nazionale a testimonianza dell’attenzione del mondo del volontariato a queste tematiche. Infatti, l’obiettivo di salvare vite umane viene perseguito sia attraverso la donazione di sangue che la ricerca scientifica.
Il convegno, patrocinato dal Comune di Parma e dalla Regione Emilia-Romagna, è reso possibile grazie anche al supporto di alcune realtà locali, la Chiesi Farmaceutici, la Fondazione Cariparma, il Credito Cooperativo e l’AVIS, sezione di base dell’Università.
Che cosa sono i sostituti del sangue? Quale applicazione terapeutica hanno? Perché sono necessari? La trasfusione del sangue intero è la normale terapia in condizioni di emergenza, interventi chirurgici e patologie, che implicano perdita di sangue o insufficiente apporto di ossigeno ad organi e tessuti. L’uso del sangue intero comporta problemi pratici e sanitari, quali la necessità di tipizzazione, disponibilità di donatori sani, refrigerazione per la conservazione, e possibile presenza di agenti infettivi, quali i virus dell’epatite e HIV. Il fabbisogno di sangue in Europa è in forte crescita, mentre l’approvvigionamento attraverso le donazioni aumenta molto lentamente. Solamente 26 dei 52 paesi europei appartenenti all’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) hanno programmi per la donazione volontaria di sangue. Progressi sono stati fatti, ma in più di venti nazioni europee la principale fonte di sangue sono i parenti e gli amici e non esistono organismi deputati alla raccolta del sangue. Questo squilibrio tra domanda e offerta di sangue diventa drammatico a livello del Terzo Mondo dove donatori sani, non affetti da malattie infettive, quali l’AIDS, sono rari, e le procedure di donazione e di controllo del sangue sono limitate.
Questa costante precarietà, lo sviluppo di malattie virali negli anni ‘80 e la necessità di fornire sangue nelle più variabili situazioni di urgenza, quali incidenti o terreni di guerra, hanno spinto i ricercatori a investigare soluzioni alternative all’utilizzo di sangue da donatori sani. Per capire le strategie perseguite, bisogna ricordare quali sono le principali funzioni biologiche soddisfatte dal sangue: il trasporto di ossigeno dai polmoni ai tessuti e di anidride carbonica dai tessuti ai polmoni, e il mantenimento della pressione sanguigna. Prodotti che soddisfano alla seconda funzione sono stati sviluppati mediante l’utilizzo di soluzioni fisiologiche contenenti sali, proteine e carboidrati. Notevolmente più difficile si è dimostrata la ricerca per dare una risposta alla prima funzione. Infatti, il sangue svolge questa funzione mediante l’emoglobina contenuta nei globuli rossi. L’emoglobina è una proteina che risponde alle richieste di ossigeno dell’organismo utilizzando delicati meccanismi di regolazione.
Da oltre 30 anni si stanno svolgendo ricerche che mirano a sviluppare molecole che siano in grado di sostituire l’emoglobina. Due sono le strade percorse: la prima è quella di utilizzare fluidi contenenti composti che possano sciogliere ossigeno nel plasma, e la seconda, molto più promettente, quella di costruire un trasportatore di ossigeno simile all’emoglobina, in grado di operare direttamente nel plasma, al di fuori dei globuli rossi o contenuto in globuli rossi artificiali. Questi trasportatori sono costituiti da emoglobine opportunamente modificate, ottenute con metodi chimici, biochimici e biotecnologici. Quindi, la ricerca di un sostituto del sangue umano a base emoglobinica si pone come obiettivo la preparazione di un prodotto, esente da agenti infettivi e tossici, che abbia una stabilità alla conservazione migliore del sangue, una emivita abbastanza lunga da renderlo utile per trasfusioni in condizioni d’emergenza, la capacità di trasportare l’ossigeno ai tessuti e di espandere il volume del sangue. Il ruolo, l’efficacia e la tossicità dei sostituti del sangue sono stati definiti e sono stati individuate molecole proteiche promettenti. Alcuni di questi sostituti del sangue sono già utilizzati in Sud Africa e sono in fase di sperimentazione clinica in Europa, negli Stati Uniti, in Giappone e in Cina.

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