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26 settembre 2006

Test d’ingresso all’Università: uno strumento da rivedere?

La settimana dei test d’ingresso, per selezionare le future matricole dei corsi a numero chiuso in tutte le Università italiane, &egrav

La settimana dei test d’ingresso, per selezionare le future matricole dei corsi a numero chiuso in tutte le Università italiane, è oramai alle spalle. Sono stati giorni davvero infuocati con un esercito di quasi 250mila studenti, alle prese con domande a risposta multipla nella speranza di conquistare uno dei 28mila posti che gli Atenei hanno predisposto secondo le direttive del Ministero dell’Università. Ma, come al solito, non sono mancate le polemiche sulla ‘stravaganza’ dei test utilizzati per la selezione e la loro poca attendibilità con il percorso di studio da intraprendere.
Anche quest’anno i posti disponibili per le sei facoltà a numero programmato a livello nazionale (Medicina e Chirurgia, Architettura, Scienze della Formazione primaria, Odontoiatria, Professioni Sanitarie e Veterinaria), non basteranno di certo ad accontentare tutti. Il Ministero, infatti, ha stabilito per ogni corso di laurea un limite massimo di studenti iscrivibili al primo anno a seconda dell’Università, delle strutture e del bacino d’utenza: se per Architettura le nuove matricole saranno al massimo 10.386, quelle di Medicina dovranno fermarsi a quota 7.864, veterinaria invece si attesta sui 1.500, Scienze della Formazione primaria a 6.642, odontoiatria solo 836. Sono meno di trentamila i posti riservati agli studenti che hanno appena concluso gli esami di maturità, ma ai test d’ingresso all’Università se ne sono presentati almeno in 250mila. Un esercito di aspiranti matricole, che cresce di anno in anno, visto che nel 2004 i neo diplomati che si presentarono ai test d’ingresso non andavano oltre le 150mila presenze. Tutte le università, da Nord a Sud, anche quest’anno hanno registrato un incremento di domande di partecipazione ai test d’ingresso nonostante il numero di posti disponibili sia rimasto pressoché invariato rispetto allo scorso anno accademico.
Ma non è stato soltanto il numeri di posti disponibili a scatenare proteste e lamentele. Stavolta nel mirino degli studenti e di qualche docente è finita la struttura del test d’ingresso, accusato di non essere lo ‘strumento’ più idoneo e valido per poter selezionare le future matricole: durante lo svolgimento della prova di Medicina, a Milano, Roma e Napoli è scoppiato il malcontento di alcuni studenti secondo cui alcune domande contenute nel test non sarebbero state adatte a verificare la reale preparazione di un aspirante medico. Questi test oltre a contenere domande che riguardano argomenti di chimica, fisica, matematica e biologia, hanno al proprio interno anche quesiti di logica e cultura generale per un totale di 80 quesiti a risposta multipla: a Roma il malcontento di studenti e docenti è scoppiato proprio su domande concernenti la distanza tra Casablanca e il Cairo e tra Oslo e Istanbul. Le proteste degli studenti hanno trovato, infatti, validi alleati, contro i test di valutazione, anche docenti e presidi di facoltà. Tutti o quasi, anche se non hanno potuto invalidare le prove o rimandarle, sono concordi nel ritenere che il solo test d’ingresso non possa assicurare una adeguata valutazione dei candidati.

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