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5 settembre 2006

Università, fuga dalla scienza

Qualche ateneo ha inventato la formula: frequenti tre anni e ne paghi solo due. Il ministero dell’Università ha stanziato 3 milioni di eu

Qualche ateneo ha inventato la formula: frequenti tre anni e ne paghi solo due. Il ministero dell’Università ha stanziato 3 milioni di euro per incentivare la permanenza degli studenti meritevoli. L’università di Camerino, la Libera università di Bari, l’ateneo di Cosenza hanno deciso di non far pagare le tasse alle matricole e, in casi particolari, danno gratis anche l’alloggio ed il computer. La Federico II di Napoli ha scelto lo sconto delle tasse per gli studenti meritevoli.
Ma tutto questo basterà a far uscire le facoltà di Fisica, Chimica e Matematica dal tunnel della crisi di vocazioni? A dire il vero il momento più buio sembra essere passato, anche se oggi, rispetto agli Paesi sviluppati le distanze restano abissali. Gli anni “tragici” sono stati dal ’93 al 2001, poi con la riforma della laurea triennale e il biennio di specialistica le immatricolazioni hanno preso lentamente a salire. Ma parliamo sempre di poche centinaia di studenti in più.
Perché le tre facoltà scientifiche sono così poco attrattive per i giovani che finiscono le scuole superiori? Un dato è certo: l’impegno didattico è tale da non permettere distrazioni, non consente ai giovani di lavorare mentre si preparano gli esami. Quindi, oltre al forte impegno personale, le famiglie devono essere in grado mantenere agli studi il giovane per 4 o 5 anni. E qui avviene la prima selezione: quella sociale.
C’è anche chi ci prova. Ma lo scotto pagato è molto duro: più di un terzo delle matricole lascia al termine del primo anno. Eppure chi ce la fa prendere la tanto agognata laurea poi trova molti meno ostacoli di chi ha frequentato facoltà umanistiche o sociali.
Lo conferma il più recente studio di Alma Laurea che ha preso in esame i livelli occupazionali, gli stipendi, il livello di gradimento degli studi appena terminati. I laureati in Fisica, Chimica e Matematica hanno il tasso di occupazione più elevato, gli stipendi più alti ed esprimono un indice di gradimento molto elevato, anche se gli obiettivi raggiunti beneficiano anche del numero ridotto dei laureati nelle tre facoltà.

Ma se aumentassero in maniera significativa il sistema sarebbe in grado di assorbirli?

In questo momento no. Il sistema produttivo italiano, almeno ora, si trova in mezzo al guado le aziende che hanno vissuto grazie ai sussidi pubblici stanno uscendo dal mercato per effetto della globalizzazione. Se non ci sarà una forte ripresa del sistema industriale le cose si metteranno davvero male. Anche l’università si sta muovendo, cerca di fare il possibile per riparare i danni.
Per il momento l’unica iniziativa per ridare ossigeno alle tre facoltà-cenerentola è il piano d’investimenti di 3 milioni di euro, destinati agli studenti che hanno superato il primo anno di corso di laurea con un alto profitto. Borse di studio, prestiti d’onore. Ma ancora poco. E poi il sistema universitario italiano, tra le altre, soffre di una stortura macroscopica. La media degli studenti laureati che hanno usufruito di una borsa di studio è del 24 %. Ma a Fisica scende al 19, a Matematica supera di poco il 23 %. Solo a Chimica supera il 27 %.

Negli altri Paesi, dove l’incremento delle lauree scientifiche è esponenziale, numerosi giovani provengono da famiglie disagiate, ma sono molto motivati dal desiderio di promozione sociale e sostenuti finanziariamente dagli atenei. Ecco perché negli Stati Uniti le nuove leve delle facoltà scientifiche che primeggiano vengono dalla Cina, dall’India o dal Messico.

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