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22 settembre 2006

Vieni avanti, Pechino

Un tempo era “Roma caput mundi”. Lo scettro di città imperiale, a detta di autori illustri quali Cicerone, Orazio, Ovidio, Virgilio, appartenevUn tempo era “Roma caput mundi”. Lo scettro di città imperiale, a detta di autori illustri quali Cicerone, Orazio, Ovidio, Virgilio, apparteneva senza dubbio all’urbs eterna. A secoli e secoli di distanza, malgrado in taluni casi si faccia fatica ad ammetterlo, la situazione socio-politica ed economica mondiale appare profondamente cambiata. La potenza cinese cresce a ritmi forsennati, Pechino diviene, a discapito di chi vorrebbe il contrario, il centro nevralgico del mondo. Pertanto, facendo un discorso di comodo, risulterebbe alquanto opportuno, come il nuovo Governo sta tentando di attuare, finora con buoni risultati, stringere un legame di collaborazione col suddetto Paese asiatico, intensificando gli scambi tra le due nazioni.
E sulla scia della recente spedizione italiana nella terra delle lanterne rosse, guidata dal Presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, l’Università La Sapienza ha ritenuto utile, per i propri interessi, fare lo stesso. Nell’ambito del progetto “Antenna Lazio”, il preside della Facoltà di Studi Orientale, Federico Masini, in rappresentanza dell’università romana, si è recato pochi giorni fa (il 18 settembre, per la precisione) per firmare un accordo per la promozione dell’insegnamento dell’italiano in Cina. Il protocollo è stato sottoscritto nel Palazzo del Governo della Repubblica Popolare Cinese, alla presenza del Presidente del Consiglio Romano Prodi e del Primo Ministro cinese Wen Jiabao, dal Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, dall’Assessore all’Istruzione, Formazione e Diritto allo studio, Silvia Costa, dalla Conferenza dei Rettori del Lazio, nella persona del presidente Guido Fabiani, e dall’Università di Pechino. L’accordo prevede non soltanto il sostegno della Regione Lazio al corso di lingua italiana, ma anche la costituzione, presso l’Università di Pechino, di un ufficio per la promozione e gli scambi fra le università. Previste anche cinque borse di studio di 10 mila euro, messe a disposizione per scambi culturali tra le due regioni.
L’alleanza italo-cinese, come assistito, si sta sviluppando ormai a 360 gradi. Un bene, se si fa riferimento ad alcuni fattori. Un male, non v’è dubbio alcuno, se si fa riferimento ad altri. Starà dunque a chi di competenza (che questo mio accorato messaggio trovi solidali altre persone), non far divenire tale alleanza un incauto errore ai fini dell’autonomia del nostro Paese, un tremendo inciampo per il mantenimento della nostra fiera identità nazionale.

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