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9 ottobre 2006

Fede, ragione e università

In una vita sempre più povera di valori, gli eventi della Chiesa passano in secondo piano, di fronte a quelli più mondani (come concertiIn una vita sempre più povera di valori, gli eventi della Chiesa passano in secondo piano, di fronte a quelli più mondani (come concerti, partite di calcio, mostre). E’ il consueto commento che accompagna, ormai da tempo, gli articoli del sottoscritto, che sono, più che una notizia, un invito alla riflessione di tutti, credenti e non.
Tra gli amici, gli amanti, i giochi, lo studio o il lavoro, troviamo il tempo anche per soddisfare l’anima, perchè anche se non lo sappiamo, ha fame.
Quello che papa Ratzinger ha proposto ai giovani non è un cristianesimo “dei valori”, che tanto piace all’agnosticismo laico. È piuttosto un fede come adorazione (“bocca a bocca, bacio, abbraccio, e quindi in fondo amore”), rapporto con la persona viva e presente di Gesù Cristo, che si incontra nella Chiesa cattolica.
Nella sua prima intervista alla Radio Vaticana, il papa ha detto che a Colonia egli voleva comunicare ai giovani che “è bello essere cristiani”. Penso davvero che ci sia riuscito.
Alcuni squarci dei suoi discorsi hanno una bellezza e una profondità vertiginosi. Il “potere inerme dell’amore che sulla Croce soccombe e tuttavia costituisce una cosa nuova”; il potere di Gesù di trasformare la sua morte nell’“atto di un amore che si dona totalmente” sono dei modi con cui emerge l’assoluta unicità della persona di Gesù Cristo nel panorama delle religioni contemporanee.
Per dirla con le parole del Papa: il coraggio di aprirsi all’ampiezza della ragione, non il rifiuto della sua grandezza – è questo il programma con cui una teologia impegnata nella riflessione sulla fede biblica, entra nella disputa del tempo presente. ‘Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio’, partendo dalla sua immagine cristiana di Dio. È a questo grande logos, a questa vastità della ragione, che invitiamo nel dialogo delle culture i nostri interlocutori. Ritrovarla noi stessi sempre di nuovo, è il grande compito dell’università.

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