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16 ottobre 2006

Figli di nessuno

Il mondo del giornalismo sta cambiando e di giornalisti ce ne sono troppi. Così si dice, e forse è vero. Per tentare l’ingresso inIl mondo del giornalismo sta cambiando e di giornalisti ce ne sono troppi. Così si dice, e forse è vero. Per tentare l’ingresso in questo mondo esclusivo, ci sono tante porte, tra le quali, l’università. Lo studente che vuole affrontare questo cammino si sente fiducioso, perché sa di poter contare su una formazione efficace, ed in un certo senso protetto, perchè si sente parte di istituzioni prestigiose. Ma l’università come si prepara ad accogliere gli studenti? E soprattutto, è in grado di farlo? Cominciamo subito col dire che l’Ordine dei giornalisti ha stabilito quali scuole universitarie italiane possono essere ufficialmente riconosciute, ovvero quali tra queste hanno gli effettivi requisiti e le strutture più adeguate per formare dei futuri giornalisti. Prendiamo ad esempio Roma. Nella capitale esistono tre “scuole” ufficialmente riconosciute: quella dell’università privata Luiss, un master a Roma Tre ed un corso di laurea specialistica presso l’università privata Lumsa; elencarle è facile, ma riuscire ad accedervi non lo è altrettanto. La difficoltà principale è il costo, specialmente nel caso della Luiss, per la quale si parla di una retta annuale a partire da 2000 euro. C’è però da dire che, frequentando questa scuola, il lavoro è pressoché assicurato. Nel caso de La Sapienza, invece, è stata attivata una laurea magistrale in Giornalismo, ma non è riconosciuta, e soprattutto, non assicura la possibilità del tirocinio, mettendo a disposizione circa 15 posti per un consistente numero di iscritti. Insomma, le difficoltà sono molte, ma il dato più scoraggiante è che agli studenti vengano rivolte frasi del tipo “In questo mondo c’è poco spazio…a meno che non sei figlio di qualcuno”. E i figli di nessuno? Bella domanda. Certo, il nepotismo non è una novità, né una prerogativa del giornalismo, ma a suonare strano e deludente per gli studenti, è il fatto che “la segnalazione” sembra essere diventata un requisito essenziale, quasi come la conoscenza dell’inglese, e che, pertanto, viene indirettamente richiesto anche dalle università: un requisito che dà speranze e apre porte a chi lo possiede, in caso contrario finisce, la maggior parte delle volte, per chiuderle in faccia.

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