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9 ottobre 2006

La guerra degli avvocati

Dopo il decreto Bersani, ora si discute sulle Scuole di specializzazione

Tempi duri per gli aspiranti legali. Contestato da tutta la cate
Dopo il decreto Bersani, ora si discute sulle Scuole di specializzazione

Tempi duri per gli aspiranti legali. Contestato da tutta la categoria, ad eccezione dei Giovani Legali Italiani, il decreto Bersani ha abolito i minimi tariffari, ha consentito la pubblicità e ha modificato in modo radicale il mondo della professione forense.
In aggiunta, l’ex-ministro della pubblica istruzione e dell’università Letizia Moratti aveva modificato il sistema accademico del 3+2 con quello del 1+4, gettando nel panico interi consiglio di Facoltà. Piani di studi da modificare, crediti da distribuire: le università per l’ennesima volta hanno dovuto fare i conti con un cambio strutturale. Gli studenti, diventati oramai abilissimi nella sostituzione di un esame con un altro per guadagnare più crediti, si sono posti il problema se abbandonare la formula da poco introdotta del 3+2 e passare al nuovissimo1+4.
Un interrogativo però rimane aperto: quello delle scuole di specializzazione. Non sono ancora obbligatorie, ma per il futuro di preannuncia battaglia. Per il momento gli studenti sono costretti a gestire una situazione molto ambigua: per gli studenti del vecchissimo ordinamento (il tradizionale corso di laurea di 4 anni), le scuole di specializzazione hanno una durata di 2 anni, mentre per coloro che hanno conseguito la laurea specialistica a termine di quella triennale (il famoso 3+2), queste sono organizzate su base annua.
Dal momento che la riorganizzazione delle scuole non prevede il rispetto dei dettami attuativi del decreto, si prevedono scontri e ricorsi al TAR da parte degli studenti interessati al riconoscimento della durata annuale della scuola, dopo aver terminato un percorso di studi di 5 anni.
Rimane poi vivo il dibattito in sede politica e forense circa il compenso dei giovani praticanti. Previsto dal codice deontologico ma quasi mai rispettato, ora si discute circa la necessità di dare un giusto contributo ai giovani legali. Certamente si tratterebbe di un enorme passo avanti verso un maggiore riconoscimento dei diritti dei neo-laureati, eppure d’altra parte imporre una retribuzione per i praticanti potrebbe indurre gli studi legali a farne a meno, limitando così il numero di coloro che andrebbe a sostenere infine l’esame di qualifica professionale.

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