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4 ottobre 2006

L’Università di Bologna in prima linea per prevenire gli tsunami

Chi non ha ancora negli occhi le terribili immagini dello tsunami nel sud-est asiatico di fine dicembre 2004? Più di trecentomila i morti, sottChi non ha ancora negli occhi le terribili immagini dello tsunami nel sud-est asiatico di fine dicembre 2004? Più di trecentomila i morti, sotto un’onda killer dall’inimmaginabile forza. Fu un momento in cui tutti ci siamo sentiti un po’ più piccoli e fragili dinnanzi alla natura. Da quell’istante in poi lo studio sui maremoti si è fatto più intenso e proficuo, coinvolgendo tutti i paesi del mondo che avessero un minimo sbocco sul mare. E l’Italia? Beh da noi le Università stanno dando un grande contributo per la ricerca sulla prevenzione di eventi catastrofici come lo tsunami. In particolare l’università di Bologna, grazie al suo Dipartimento di Fisica, sta coordinando un progetto europeo per rendere più efficaci e più rapidi possibili, gli allarmi di un eventuale maremoto nel bacino del Mediterraneo. Un nuovo sistema di allarme sarà operativo tra dieci mesi; ora si sta lavorando sulla rapidità di diffusione dei messaggi di tale sistema. L’incontro che darà l’avvio di questo progetto europeo dal costo di circa 3,3 milioni di euro, si terrà a Bologna nell’area CNR di via Gobetti dal 5 al 7 ottobre. Lo scopo del progetto sarà quello di attivare l’allarme entro i primi tre minuti di manifestazione del fenomeno, rispetto agli attuali sistemi che non permettono di attivare un allarme prima di venti minuti; con un notevole vantaggio di tempo per tutte le persone a rischio. In tutto il bacino del mediterraneo si sono individuate sette aree test per monitorare i maremoti e l’origine delle sorgenti di tsunami; tra cui Messina in Italia. Un progetto fondamentale, dunque, per la salvaguardia della vita delle persone, che testimonia l’importanza della ricerca nelle università italiane.

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