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5 ottobre 2006

Trieste: un po’ di Nobel alla SISSA

A Stoccolma gli americani George F. Smoot, del dipartimento di Fisica dell’Università californiana di Berkeley e John C. Mather, appartenente
A Stoccolma gli americani George F. Smoot, del dipartimento di Fisica dell’Università californiana di Berkeley e John C. Mather, appartenente allo staff di scienziati operativi nel centro Goddard della NASA, hanno ricevuto il premio Nobel 2006 per la Fisica.
I loro studi hanno condotto ad importanti scoperte nell’ambito delle radiazioni cosmiche, fondamentali per le indagini sull’origine dell’Universo, delle galassie e delle stelle.
Il prestigioso riconoscimento coinvolge anche la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste.
Luigi Danese, vicedirettore della SISSA, e Carlo Baccigalupi, professore del settore di Astrofisica della stessa scuola, da anni infatti assistono e coadiuvano il lavoro di George Smoot.
La loro collaborazione risale al 1978, quando Smoot contattò Luigi Danese e l’astronomo Gianfranco De Zotti dopo aver letto un loro articolo sullo spettro della radiazione cosmica: insieme decisero di organizzarsi per portare avanti esperimenti da terra, con l’obiettivo di ricercare le cause primordiali da cui sarebbe scaturito l’Universo.
Nello stesso periodo Smoot e Mather si impegnarono nella realizzazione del satellite COBE lanciato nello spazio nel 1989 e nel 2008 partirà alla volta del cosmo anche il satellite PLANCK Anche in questo caso è prevista la partecipazione attiva di studiosi italiani impegnati nella tecnologia e nell’astrofisica come Nazzareno Mandolesi e Marco Bersanelli.
Un team di scienziati della SISSA seguirà gli sviluppi e gli esiti del programma PLANCK dall’ Osservatorio astronomico e i dati raccolti dagli strumenti di bassa frequenza verranno analizzati proprio a Trieste, per poi essere inviati a tutti i collaboratori nel mondo.
«Trieste, oltre a Parigi e Cambridge, ospiterà il centro dati di Planck: TPAC (Trieste Planck Analysis Centre). Qui i dati verranno analizzati sotto la mia supervisione e quella di Andrea Zacchei dell’Osservatorio» illustra Carlo Baccigalupi, alla SISSA dal 1999.
«Quando i dati pioveranno dal satellite, ci sarà richiesto uno sforzo massimo, possiamo ipotizzare fino al 2014» spiega il professor Danese. «e nel 2020 è plausibile che un premio Nobel possa essere assegnato per i risultati di PLANCK: allora anche Trieste sarà nel giro. Finora infatti le scoperte relative alla radiazione cosmica sono state attestate con i Nobel: nel 1978 a Penzias e Wilson che la scoprirono e ora a Smoot e Mather che hanno misurato le anisotropie e lo spettro, aprendo una “golden age” per la cosmologia.
«Con il satellite PLANCK ci aspettiamo di avere accesso alla geometria dell’Universo» è il commento di Baccigalupi «e di ottenere misure precise dei costituenti della materia e dell’energia oscura, che sembrerebbe essere responsabile dell’espansione accelerata dell’Universo. Sarà possibile fare previsioni prima inimmaginabili sulle primissime frazioni di secondo successive al Big Bang».
Viste le premesse e in base a queste considerazioni il mistero della nascita dell’Universo sembra quasi non essere più tale.
George Smoot ha espresso grande entusiasmo e stima per il lavoro della SISSA, che continuerà a dare il suo prezioso contributo allo studioso americano anche per altri interessanti progetti.
Una stretta di mano che vale un premio Nobel.

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