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24 ottobre 2006

Università e lavoro:binomio improbabile?

Molti dei quotidiani nazionali di ieri, 24 Ottobre, riportavano i risultati di un’indagine Istat Università e lavoro: orientarsi con la sMolti dei quotidiani nazionali di ieri, 24 Ottobre, riportavano i risultati di un’indagine Istat Università e lavoro: orientarsi con la statistica. I dati parlano chiaro: l’ultimo anno ha registrato un calo delle iscrizioni alle università italiane del 4,5%. In più (ma forse questo potrà non sorprendere nessuno), l’81% delle ragazze decidono di continuare gli studi dopo la Maturità contro la ben più esigua percentuale maschile del 67%. Sono cifre che fanno pensare. Fanno pensare a quanto la maggior parte dei ragazzi di oggi siano demotivati di fronte ad una prospettiva di studio quinquennale incapace, il più delle volte, di introdurre i giovani nel mondo del lavoro. Se si è fortunati si è precari. Per non parlare poi di tutti coloro che, dopo un anno di studi accademici, decidono di lasciare. Magari perché presi per gola dalla prospettiva di uno stipendio più o meno sicuro, anche se in settori in cui la laurea non è richiesta. È pur vero che al giorno d’oggi di laureati ce ne sono un mare, ma è non è ingiusto che in queste acque ogni giorno qualcuno annaspi o addirittura affoghi? La stessa indagine ha sottolineato come nel 2004, fra i laureati del 2001, il 38% lavora con contratto a termine, il 43% a tempo indeterminato e il 19% ha un’attività autonoma. Inoltre sopravvivere nel mondo del lavoro sembrerebbe diventato difficile anche per i medici, i quali, secondo l’Istat, sarebbero quelli che trovano lavoro più difficilmente. A seguire avvocati, insegnanti e letterati.

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