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3 giugno 2010

Università di Roma La Sapienza: alla scoperta del Pianeta Marte

Si può dare una spiegazione scientifica alla conformazione della calotta polare di Marte? Oggi si. Dopo circa 40 anni di ricerche e di profondi studi internazionali finalmente si è scoperto qualcosa.

Il radar made in Italy denominato “Sharad”, installato a bordo di una sonda che dal 2005 ruota attorno al pianeta Marte, è riuscito a far chiarezza sulle origini del Chasma boreale, così viene chiamata la calotta polare marziana: una spaccatura più grande del Gran Canyon, profonda oltre 2 Km e caratterizzata da una serie di strutture a spirale disegnate nel ghiaccio.

La tecnologia del radar è tutta italiana: realizzata da Thales Alenia, con una grande collaborazione dell’Università La Sapienza di Roma e ovviamente dell’ Agenzia Spaziale Italiana. La Sapienza riesce a far sentire la sua vitalità, la sua presenza, anche in relazione ad una delle sue facoltà più piccole. Attorno alla facoltà di ingegneria aerospaziale vi è sempre stato un alone di utopia, di scetticismo e di ignoranza. La ricerca italiana, pur tra mille difficoltà, ha dimostrato che sa brillare anche in questo campo, contribuendo a realizzare una tecnologia all’avanguardia.

Una grande gratificazione quindi per Roberto Seu dell’Università La Sapienza, alla guida del gruppo che ha progettato Sharad per conto dell’Agenzia Spaziale Italiana.

Una tecnologia che consente di analizzare il sottosuolo marziano per centinaia di metri di profondità e che ha portato ad una grande scoperta: l’origine della conformazione a spirale della calotta polare del Pianeta Rosso.

L’origine della conformazione della calotta polare marziana non è da attribuire all’attività vulcanica o ai mutamenti climatici del pianeta, così come ipotesi e congetture sulle strutture spilariformi avevano fino ad oggi lasciato supporre. Le strutture spiraliformi sarebbero infatti state scolpite dal vento in milioni di anni; un processo di erosione del ghiaccio che ha portato alla nascita di picchi e vallate che a loro volta hanno influenzato la direzione dei venti e le modalità di accumulo degli strati più recenti.

La Sapienza ha così contribuito alla mappatura globale della superficie di Marte, all’investigazione del sottosuolo, e quindi a tutto ciò che rigarda quindi la missione della NASA relativa a Marte: più scopriamo meglio è.

Giampaolo Felli

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