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30 agosto 2011

All’Università di Palermo la ricerca è bloccata

La scure dei tagli governativi si abbatte anche sull’Università di Palermo. L’ateneo siciliano, infatti, arranca nel settore della ricerca sopratutto per la mancanza di fondi a disposizione.
Una situazione drammatica che si evince spulciando la graduatoria stillata dal Miur riguardante i progetti di ricerca di rilevanza nazionale, quelli, per intendersi, che interessano lo sviluppo produttivo e la ricerca all’interno degli atenei e che riguardano progetti di valore nazionale.

Ebbene, su 543 iniziative in campo nazionale, solo 6 riguardano i corsi di laurea dell’ateneo siciliano. Sei progetti finanziati con appena 1,2 milioni di euro su un totale di 105 milioni stanziato dal ministero. Tra i grandi atenei, Palermo risulta il più penalizzato. A Roma alla Sapienza affluiscono, infatti, 12,6 milioni, alla Statale di Milano 5,3 e a Bologna 5 milioni.

La situazione appare ancor più negativa se vengono analizzate le principali aree dei prin che dovrebbero sostenere lo sviluppo tecnologico ed economico, inerenti alle facoltà di matematica, scienze informatiche, fisica ,chimica e informatica. In queste aree alla Sapienza sono stati finanziati 14 progetti, al Politecnico di Milano 10, a Catania 8, solo uno a Palermo.

La questione dei prin suscita viva preoccupazione negli ambienti universitari palermitani sostanzialmente per due ragioni: anzitutto perché un numero ridotto di progetti di ricerca comporta la mancanza di risorse sufficienti per pagare gli stipendi di assegnisti e dottori di ricerca. Inoltre, tramite i prin, il ministero valuta quanti contributi versare agli atenei al fondo di finanziamento ordinario. In riferimento a tali fondi, occorre sottolineare che a causa della scarsità di risorse e del ridotto numero di progetti Palermo è stata oggetto di un taglio del fondo ordinario pari a 3,9 milioni di euro.

Si delinea quindi un quadro a tinte fosche.
Tali dati mettono in luce una serie di problematiche e mettono a nudo anche le responsabilità a livello nazionale e locale di questa grave situazione.

Balza anzitutto agli occhi come siano irrisorie le cifre che il ministero mette a disposizione degli atenei. 105 milioni, infatti, non bastano e mettono in evidenza come le università del sud siano le più colpite dai tagli.

Indubbiamente, rispetto alla vicenda specifica palermitana, il governo centrale ha le sue colpe e colpe gravi sono da imputare anche alla regione se si pensa ad esempio che da un anno l’università palermitana aspetta lo sblocco dei finanziamenti relativi ai fondi europei da parte dello stato e dell’ente regionale. Finanziamenti che, secondo le stime dell’ateneo siculo, potrebbero portare 135 milioni di euro per 113 progetti e 700 contratti tra assegnisti e borse di studio. Inoltre l’ultimo bando firb per la ricerca di base ha consentito a docenti dell’ ateneo di usufruire di appena 860 mila euro su 45 milioni disponibili.

Ma ci sono anche responsabilità da ascrivere ad una gestione poco fruttuosa delle risorse da parte dell’università. Infatti un’ indagine condotta da Il sole 24 ore sottolinea come l’università di Palermo sia all’ultimo posto a livello nazionale per ciò che concerne le spese impiegate nella ricerca.

Quindi da un lat, l’ateneo dispone di poche risorse economiche per cui non può progettare iniziative importanti e riscontra enormi difficoltà ad affrontare le spese ordinarie, dall’altro si registra un’incapacità di realizzare progetti significativi e di utilizzare i pochi soldi a disposizione. Infatti, se fosse solo un problema legato alla decurtazione delle risorse, dovuto ai tagli governativi, le altre università ne risentirebbero ancor più pesantemente rispetto all’università del capoluogo siciliano.

Insomma, le istituzioni devono muoversi, perché se si continua lungo questa falsa riga si piomba nel baratro e inoltre, investire sulla ricerca è vantaggioso perché si potrebbero attivare canali e strumenti utili a risolvere la crisi economica in atto. Dal canto loro anche gli atenei devono avere la capacità di usare al meglio le risorse disponibili.

Vincenzo Amone

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