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24 novembre 2011

Anche l’Italia contribuisce al progetto di uniformare tutti i dati dello spazio

Coordinare e rendere omogenei i dati sulla meteorologia spaziale è l’obiettivo del progetto internazionale Near-Earth Space Data Infrastructure for e-Science (Es.pas) che coinvolge 22 partner di 10 Paesi, tra cui l’Italia, che vi partecipa con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e il fisico Bruno Zolesi.

Conosciamo meglio quello che è il volto italiano di questo importante progetto: Bruno Zolesi ha conseguito la laurea in Fisica a pieni voti nel 1973 presso l’Università di Roma La Sapienza. Nel 1979, risultato vincitore di un concorso nazionale, è stato assunto nell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ed assegnato al Reparto Ionosferico del quale è diventato poi dirigente nel 1985. Sin da questo periodo le principali attività di ricerca hanno riguardato la Fisica e la Radio propagazione ionosferica; in particolare ha realizzato il sistema per la previsione delle frequenze in onda corta utilizzato nel Servizio Ionosferico Nazionale. Negli anni ’90, ottenuta la qualifica di Dirigente di ricerca, è stato impegnato nei progetti europei COST, Cooperation for Science and Technology, come chairman e vice chairman, convenor in numerose sessioni dell’European Geophysical Union.

In relazione a questo progetto importante, compito dell’Ingv, è in particolare occuparsi dell’interazione fra la comunità scientifica che partecipa al progetto, mettendo a disposizione i suoi database e la sua strumentazione, come ionosonde, rilevatori Gps, magnetometri. Coordinato dalla Gran Bretagna, con Mike Hapgood dello Science and Tecnology Facilities Council, il progetto ha l’obiettivo di uniformare i dati sul rapporto tra il flusso di particelle generato dal Sole (vento solare) e il campo magnetico terrestre (magnetosfera), contribuendo in questo modo a migliorare la ricerca futura sulla meteorologia spaziale.

Un altro obiettivo è trasformare i dati di scienza pura in applicazioni interessanti a livello commerciale. Nei suoi tre anni e mezzo di attività, il progetto Espas intende creare una struttura che consenta di gestire, attraverso strumenti adeguati, la raccolta di dati provenienti da più fornitori (per esempio dati che raccolgono osservazioni terrestri acquisite con più strumenti e tecniche, misure satellitari). Espas si proporrà quindi come un’interfaccia in grado di fornire l’accesso ad un insieme eterogeneo di banche dati, facilitando e coordinando il lavoro di molti ricercatori che si occupano di studiare l’interazione fra la Terra e il Sole. Allo stato attuale i dati che provengono da diverse stazioni hanno differenti formati e protocolli e adottano diverse politiche nella gestione dei dati. Lo sforzo è quello di integrare queste diverse sorgenti di informazioni in un unico servizio.

Detto questo, facciamo i migliori complimenti a tutto lo staff che porta avanti questo importante progetto, e andiamo a vedere meglio che cosa è nello specifico il più volte citato INGV. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, costituito nel 1999, raccoglie e valorizza le competenze e le risorse di cinque istituti già operanti nell’ambito delle discipline geofisiche e vulcanologiche: l’Istituto Nazionale di Geofisica; l’Osservatorio Vesuviano; l’Istituto Internazionale di Vulcanologia; l’Istituto di Geochimica dei Fluidi; l’Istituto per la Ricerca sul Rischio Sismico.

L’INGV è nato con l’obiettivo di raccogliere in un unico polo le principali realtà scientifiche nazionali nei settori della geofisica e della vulcanologia. Coopera con numerose università e altre istituzioni di ricerca nazionali e internazionali; è attualmente la più grande istituzione europea nel campo della geofisica e vulcanologia e una delle più grandi nel mondo. Le sedi principali si trovano a Roma, Milano, Bologna, Pisa, Napoli, Catania e Palermo.

Giampaolo Felli

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