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7 dicembre 2011

UniBo laica?


Il Centro Studi sulla laicità dell’Alma Mater ha proposto la proiezione di una serie di film su cui dibattere per ragionare sull’interculturalità e la libertà di coscienza nella contemporaneità, ieri, per l’ultimo appuntamento del ciclo, è stato scelto il film di animazione PERSEPOLIS (scritto e diretto da Marjane Satrapi e da Vincent Paronnaud distribuito dal 2007, in Italia dal 2008).

Leggiamo in un approfondimento curato da Unibo Magazine che “Il Centro studi sulla laicità nasce da una esperienza didattica degli studenti della Facoltà di Giurisprudenza che hanno frequentato il corso di diritto ecclesiastico, desiderosi di approfondire la conoscenza e il dibattito sulle tematiche riguardanti la laicità. Tra le attività del Centro, oltre alla costituzione di un blog come strumento di discussione, rientrano l’organizzazione di corsi di formazione, seminari, dibattiti, conferenze e convegni, in collaborazione con strutture e individualità che promuovono la laicità”.

Nel blog dedicato, il professore di diritto ecclesiastico presso la facoltà di giurisprudenza dell’UniBo, Giovanni Cimbalo, scrive:

Nei colloqui con gli studenti a margine delle lezioni ho avuto modo di verificare che il 12/13% dei frequentanti sono originari di altri paesi, figli di famiglie immigrate. Questi studenti sono in genere culturalmente integrati nella società italiana, ma possiedono una scarsa conoscenza dei loro paesi d’origine, anche se ne conoscono la lingua”.

Le diversità etniche, culturali, spirituali compongono la nostra collettività e devono essere valorizzate come risorsa umana e storica, questo è uno dei compiti della formazione. Prosegue il professore:

Consapevole e convinto che uno degli elementi fondamentali della convivenza è costituito dal riconoscimento delle radici di ognuno affinché possa esservi scambio di esperienze in tutti gli aspetti della vita; convinto che questo atteggiamento culturale produce perdita di conoscenze, soprattutto della lingua e delle relazioni con i paesi di origine; convinto che la capacità di comunicare tra società e paesi diversi costituisce un innegabile vantaggio anche sotto il profilo economico in quanto facilita e consente la creazione di legami economici e dimostra che una convivenza pacifica è possibile, credo che la formazione -soprattutto a livello universitario- debba cercare di colmare queste lacune, tanto più a Bologna il cui Ateneo è stato nei secoli un luogo di formazione comune e di incontro fra culture.

Questa opportunità offerta agli studenti, di più, da essi stessi agita come diritto e desiderio all’interno del corso, è stata estesa a tutti gli studenti dell’ateneo bolognese, diventando così una forma di democrazia partecipativa, di cittadinanza attiva e di coscienza civile e soprattutto di vera universitas , ossia uno spazio libero che attraverso la comunicazione conosce ed elabora la complessità del reale. La vera università è quel luogo reso coeso dalla rete tessuta dagli studenti e dalle loro necessità di un metodo inclusivo e profondamente radicato all’attualità.

Studentesse e studenti di giurisprudenza, ma non solo, si trovano a masticare, sin da matricole, parole come multiculturalismo, come diritti costituzionali, come laicità, come obiezione di coscienza, come uguaglianza ma di rado si sentono ricordare che esiste uno spirito critico che può mettere in questione tutto e indagare le disfunzioni. Questo spirito critico ci viene dalla vita quotidiana, da quello che di giusto o ingiusto viviamo e vediamo vivere intorno a noi. Se usassimo quelle piattaforme che ci spettano per discutere e per agire un conflitto non distruttivo, agiremmo quello che è lo spirito proprio della laicità: l’accoglienza di ogni differenza, quindi della realtà, quindi della necessità di garantire una vita dignitosa a tutti.

Tornano ad imporsi la valutazioni sul bene comune e sul primum vivere (cfr. articolo), non come aspetti di solidarietà ottriati dal più forte al più debole, dal cittadino europeo all’extracomunitario, ma tra pari diversi, nello spazio cosmopolitico che, ci piaccia o meno, è la fotografia di questo secolo.

Studiare ed aprirsi al nuovo e all’alterità è prospettiva che può misurarsi non tanto e solo alle prospettive economiche più vantaggiose (studiare l’arabo poiché il mercato si sta aprendo ai Paesi orientali; studiare il cinese perché è un ottimo requisito da curriculum ecc.) – ottica pragmatica speculativa e strumentale – quanto con le sollecitazioni che ambiscono ad accorciare quelle distanze ristrette dalle tecnologie, senza invadere o essere invasi, bensì attraverso sconfinamenti che formano l’identità personale e collettiva, che raccontano e custodiscono tutte le differenze e la loro ricchezza, fornendoci strumenti migliori per comprendere il presente e vivere senza inganni.

Quanta propaganda potremmo sfatare con la conoscenza diretta? In un’Italia spesso xenofoba, spronata all’odio e alla paura rispetto ai migranti vissuti come una minaccia, manipolo di scippatori di opportunità di lavoro e benessere, ancora più indesiderati a causa della crisi in corso, resta, ad esempio, sommersa la c.d. catena globale della cura: ossia le nuove relazioni tra famiglia e donne migranti che stanno ridisegnando i confini del welfare pubblico a livello globale (Manuela Naldini, prof.ssa di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, presso l’Università di Scienze Politiche di Torino).

Per tornare alla scelta di Persepolis, pensiamo al caso di cronaca alla ribalta da qualche giorno: decine di studenti iraniani sono entrati nella sede diplomatica britannica. Sul Corriere della sera on line si legge:

Si alza la tensione in Iran. L’ambasciata britannica a Teheran è stata sotto assedio per ore. Studenti e milizie islamiche sono entrati, nel primo pomeriggio di martedì, nella sede diplomatica distruggendo l’edificio con sassi e molotov” (30 novembre 2011).

Eppure molti sospettano che dietro ci sia ben altro: la volontà di fare la guerra all’Iran, motivata dalla cruenza di questi episodi e dall’esigenza di difendersi preventivamente dallo sviluppo del programma nucleare che il Medio Oriente avrebbe predisposto come arma contro l’Occidente. Sempre ieri, un giornalista dell’Indipendent ha avuto il coraggio di ammettere che la guerra all’Iran è già iniziata e che è una follia: “ War on Iran has begun. And it is madness ”…

L’assunzione da parte della Gran Bretagna di un ruolo guida dell’opinione pubblica internazionale contro il programma nucleare di Teheran – sostenendo che l’obiettivo di tale programma non sarebbe la produzione di combustibile nucleare, ma di armi nucleari – viene percepita in Iran nel contesto di una lunga storia di perfidia inglese. Londra è vista come un tirapiedi che raccoglie informazioni di intelligence per conto di Washington, che non ha un’ambasciata a Teheran. La Gran Bretagna è “il Piccolo Satana”, in contrasto con gli Stati Uniti che sono “il Grande Satana” (di Paul Vallely, in The Indipendent on line, 6 dicembre 2011).

Come facciamo ad orientarci tra contraddittorietà, mistificazioni, dietrologie, senza conoscere i fatti e le fonti per averli visti con i nostri occhi? Continuando a studiare e a confrontarci, non accettando mediazioni semplificative.

Con un fumetto autobiografico (ed. Lizard, 2007), Marjane Satrapi ci ha offerto il suo punto di vista testimoniando la situazione nel suo Paese, la sua cultura, la sua storia, i suoi abitanti, i suoi governanti, i rapporti internazionali. Quando le vignette sono diventate un film, il cinema ha saputo ridisegnare lo sguardo della protagonista, una bambina che deve confrontarsi alle tradizioni della sua patria, sapendo che dovrà lasciarla, pur amandola, per avere speranze, ma quali?

Mai come in questi giorni la visione di questa pellicola è provvidenziale per farsi domande, ascoltare, praticare l’arte del dubbio, accogliere le contraddizioni lasciandole aperte, ma col desiderio di trovare soluzioni condivise, pacifiche, ragionate a partire da sè e in relazione agli altri.

La teologa laica Ivana Ceresa in L’utopia e la conserva (ed. Tre Lune, 2011) scrive: nella cultura, lo spirito laico si riconosce per l’apertura ad ogni istanza e dubbio. Nella società civile, avere una mentalità laica significa compiere scelte dettate dalla voce della coscienza.

Far viaggiare con coraggio la coscienza aprendola a nuovi incontri, ecco cosa significa laicità… L’Erasmus della coscienza? Del resto, fu proprio Erasmo a cogliere il lamento della pace e il tempo della riforma.

Laura Testoni

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