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4 dicembre 2011

Università di Trieste: il Parkscreen vince l’edizione 2011 del Warking Capital PNI

Che non sia un momento felicissimo per l’università italiana, è un fatto ormai acclarato.

Sono anni ormai che boccheggiamo in questo marasma: tante chiacchiere, zero risposte.

Eppure un motivo per essere ottimisti, volendo essere obiettivi, c’è:
Parliamo ovviamente delle cosiddette “eccellenze”, di quelle piccole, grandi realtà che, a dispetto del pessimismo imperante, continuano a tenere in piedi questo sgangherato paese.

Una di queste eccellenze è l’Università di Trieste, ateneo da sempre ai vertici del panorama culturale italiano, che con Parkscreen, progetto di test diagnostico della malattia di Parkinson, ha conquistato il primo premio dell’edizione 2011 del Working Capital PNI (progetto di Telecom Italia e PNICube l’Associazione degli Incubatori Universitari Italiani che sostiene i giovani talenti dell’innovazione italiana e promuove la creazione di startup) per la sezione “BIO&NANOTECH”, aggiudicandosi, nella finale dello scorso 18 novembre, un assegno da ben 100 mila euro.

Ma cos’è Parkscreen?

Si tratta di un progetto assolutamente avveniristico, curato dal laboratorio di neurogenomica della Sissa in collaborazione con l’università degli Studi di Trieste (Clinica neurologica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Ospedali Riuniti di Trieste”), il quale propone un approccio diagnostico inedito alla malattia di Parkinson: l’analisi dell’espressione genica nel sangue.

Chiaro l’obiettivo di questa nuova metodologia: mettere a disposizione del personale medico una strumentazione capace di diagnosi quanto più precoci possibili della malattia di Parkinson attraverso un esame genomico sempre più capillare e tempestivo.

L’idea, nata nei laboratori della Sissa, diretti da Stefano Gustincich, in collaborazione con la Clinica neurologica diretta da Gilberto Pizzolato, della facoltà di medicina dell’Università di Trieste, si annuncia come una sorta di autentica rivoluzione copernicana nell’ambito del settore farmaceutico.

Il Parkscreen, infatti, consentirà di ottimizzare i trial clinici dei soggetti nei primi stadi della malattia o, addirittura, in una fase presintomatica.

Il confronto incrociato tra i nuovi test, effettuati presso uno specifico laboratorio di diagnostica genomica allestito ad hoc dalla stessa Università di Trieste, e metodologie tradizionali permetterà di identificare tempestivamente la malattia, già nelle primissime fasi, a un costo sorprendentemente modico e senza che sia necessario alcun intervento di natura invasiva.

Un’alternativa “giovane” ma senz’altro preferibile ai tradizionale traccianti radioattivi, decisamente più costosi e (se le cose dovessero prendere la piega sperata) destinati a un progressivo accantonamento.

Matteo Napoli

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