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4 febbraio 2012

Repubblica Ceca: proteste contro la riforma del sistema universitario

Gli studenti cechi sono contrari alla riforma del sistema universitario

Nelle scorse settimane, il governo ceco ha presentato una proposta di riforma del sistema universitario che prevede l’introduzione della tassa d’iscrizione e l’implementazione di una serie di misure che, a detta del mondo accademico, limiterebbero l’autonomia delle università.

La proposta di legge ha scatenato la ferma reazione degli atenei e degli studenti: Slaven Elčić, rappresentante degli universitari al Consiglio degli istituti di istruzione superiore (SKRVŠ) ha parlato di una “riforma raffazzonata, messa insieme senza pensarci troppo”. Le critiche principali riguardano l’introduzione della tassa d’iscrizione, una misura che non prevede azioni adeguate a sostegno degli studenti meno abbienti. “Esiste uno strumento di aiuto economico per gli studenti – spiega Heda Čepelová, portavoce del SKRVŠ – ma è basato sui normali prestiti bancari, senza nessuna copertura finanziaria o contributo da parte dello Stato”.

Le tasse universitarie, afferma la Čepelová, finirebbero poi direttamente nel budget statale, senza nessuna assicurazione da parte del governo che il contributo degli studenti permetta un effettivo miglioramento del sistema accademico. Nello specifico, la nuova “tassa sullo studio” costerebbe ad ogni studente quasi 400 euro per semestre.

Agli universitari, preoccupati di essere soffocati dai debiti, il ministero dell’Istruzione risponde che la riforma del sistema accademico è urgente e necessaria: Jana Škeříková, portavoce del ministero, ha affermato che “lo scopo dell’introduzione delle tasse d’iscrizione è quello di ottenere nuovi fondi per le università, in un’ottica di responsabilizzazione degli istituti accademici e degli stessi studenti, in modo da evitare un aumento generale delle imposizioni fiscali”.

La preoccupazione del mondo accademico, tuttavia, è rivolta soprattutto alla ristrutturazione del sistema universitario. La riforma, infatti, intende ridurre il numero di studenti presenti nei vari Senati accademici e mira ad introdurre un nuovo organismo controllato direttamente dal ministero dell’Istruzione. Questo aspetto della riforma, secondo la Čepelová, rivela il vero messaggio del governo: gli studenti non saranno più parte del sistema accademico, ma semplici “clienti” delle università, in netto contrasto con i principi fondamentali di democrazia e libertà cui un sistema universitario dovrebbe invece ispirarsi.

Pasqualino Guidotti

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