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3 marzo 2012

Essere narcisisti fa male, ma solo agli uomini

Da quando, nel 1899, Paul Nache utilizza per primo il termine ‘narcisismo’ in psicologia, la figura mitologica di Narciso è stata sempre accostata a un disturbo della personalità che fa si che la persona malata provi un amore smisurato per l’immagine che ha di se. Dal XX secolo ad ora gli studi a riguardo si sono susseguiti interessandosi quasi sempre solo all’aspetto psicologico della malattia, senza tenere in considerazione anche le ripercussioni fisiche che un atteggiamento narcisistico ha sulla persona affetta.

L’Ego del narcisista è pieno del sé: i soggetti affetti da un disturbo narcisistico della personalità sono incapaci di provare empatia verso gli altri individui e dirigono le proprie attenzioni solo su se stessi, idealizzando l’immagine che ne hanno. La persona risulta pervasa da un egoismo di cui di solto non è consapevole, le cui conseguenze provocano difficoltà relazionali e disagio sociale. Dal punto di vista clinico questo amor di sé risulta un ‘Falso-Io’, che conserva alcune caratteristiche primitive dell’Io infantile.

Numerosi sono stati negli ultimi anni gli studi a riguardo. Nel 2010, ad esempio, la psicologa Soraya Mehdizadeh usò Facebook per predire il livello di narcisismo nelle persone e i risultati del suo studio furono pubblicati su Cyberpsychology, Behavior and Social Networking. I dati ottenuti indicavano che i narcisisti erano quelli che passavano più tempo su Facebook a controllare il proprio profilo e la propria bacheca. Che erano più propensi ad aggiornare il loro stato e ad aggiungere immagini di loro stessi o contenuti autopromozionali.

Recentemente uno studio, pubblicato su Plos One, prende in esame non solo gli aspetti psicosociali del narcisismo, ma anche la correlazione con gli ormoni e la salute. La ricerca è stata condotta da quattro scienziati statunitensi (David A. Reinhard, Sara H. Konrath, William T. Lopez, Heather G. Cameron) all’interno di un progetto collaborativo tra l’Università della Virginia, quella del Michigan e di New York, i quali hanno suggerito che tanta belezza e tanta ostentata sicurezza non sono per forza un bene per la salute.

Protagonisti della ricerca sono stati 106 studenti, 72 donne e 27 uomini, con un’età media di 21 anni. Il loro ‘livello di narcisismo’ è stato calcolato tramite un test comunemente usato in psicologia: il Narcissistic Personality Inventory, utilizzato per misurare il grado di narcisismo, non necessariamente patologico, nella popolazione. A quest’ultimo è stata affiancata la misurazione dei livelli di cortisolo prelevando campioni della loro saliva. Questo ormone, in grado di indicare i livelli dello stress cronico, è presente normalmente nel nostro corpo e prodotto dalle ghiandole surrenali, ma in situazioni particolari il suo aumento sopra i livelli normali può provocare depressione, ansia, euforia o diminuzione della memoria.

I ricercatori hanno scoperto che, nonostante non vi siano variazioni dei livelli di cortisolo nei due sessi in situazioni normali, in altre circostanze, in cui il grado di narcisismo è sopra la media le cose cambiano. Nelle donne i valori dell’ormone si mantengono costanti anche quando il Narcissistic Personality Inventory risulta positivo, non è così invece negli uomini, per i quali si riportano risultati differenti. I maschi che rivestono posizioni sociali alte e sono costretti a far mostra del proprio Sé, sono più esposti ai rischi dello stress cronico, cioè quello quotidiano non associato a eventi traumatici.

Un’attivazione costante dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene dal parte del cortisolo, infatti, significa anche alti livelli di stress e può avere implicazioni importanti per la salute, soprattutto quella del sistema cardiovascolare. La personalità narcisistica, che comunque può portare con sé aspetti positivi, ha quindi anche un lato B per nulla vantaggioso.

 

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