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16 aprile 2012

Delirio creativo all’Università di Napoli

“Tutte le arti contribuiscono all’arte più grande di tutte: quella di vivere”.

Mai più azzeccate le parole di Bertolt Brecht  per introdurre il progetto di “liberalizzazione delle menti creative”, nato sette anni fa da un’idea del regista Raffaele Bruno.

Il delirio creativo proposto da Bruno coinvolge chiunque: studenti, appassionati di teatro, curiosi attivi e curiosi passivi, l’importante e lasciar andare dalle viscere dell’immaginazione il bagliore accecante dell’ingegno applicato alla creatività.

L’arte del vivere si ossigena attraverso l’inspirazione di emozioni vivaci che una volta distinte ed elaborate, affrontano la rinascita sotto forma di storie, canzoni, danze e musiche, lasciandoci liberi di esprimere il nostro alter ego delirante di fantasia.

Non si tratta di tracciare dei confini nello spazio infinito della creazione, né di indottrinarlo in laboratorio, ciò che delirio creativo rappresenta è un momento di liberazione dell’essere, presentato in un palcoscenico tanto invisibile quanto palpabile grazie all’irrefrenabile escalation del pathos teatrale improvvisato.

Come un rito celebrato ogni venerdì dalle 15 alle 19 alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Federico II, in via Porta di Massa, nell’ex biblioteca nel così detto “Spazio Nuovo di Porta di Massa” a Napoli, il cerimoniere accoglie i partecipanti invitandoli togliere il piede da qualsiasi tipo di freno che impedisca l’accelerazione della fantasia teatrale: abbigliati con vestiti comodi, scalzi ed appassionati gli attori deliranti spalancano le porte di universi nascosti, con passione e dedizione.

Una volta appresa la manifestazione artistica prediletta, il partecipante dovrà premunirsi del “congegno” necessario alla condivisione del suo pensiero creativo: strumenti musicali, spartiti, diari, raccolte poetiche, sono solo alcuni esemplari del tesoro che si andrà a scoprire senza dispensazione di meriti o demeriti.

Questa sperimentazione artistica si preoccupa di non escludere nessuno: l’ingresso libero e la possibilità di assistere senza prendere parte attiva allo spettacolo alleggeriscono il peso dell’imbarazzo chiedendo in cambio il dono dell’empatia, prestando massima attenzione alla sinergica unicità dell’attimo creativo.

Il magio-saltimbanco, attore e poeta, ballerino e musicista, condivide indiscriminatamente il dono della sua abilità diventando l’eroe di due mondi a confronto che si intersecano creando spazi alternativi della conoscenza, dove ragione e fantasia danzano insieme sulle note della libera creatività.

Un momento unico per riscoprire l’artista scalpitante dentro di noi, senza pretese né rigidità.

 

 

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