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14 luglio 2012

Viva Palermo! Viva Santa Rosalia! – previsto afflusso di 300.000 persone al “Festino”

Una piccola donna antica, una vergine nobile, palermitana, per la quale la cittadinanza del capoluogo siciliano dà tutta se stessa in termini antropologici – quindi religiosi, economici, sociali. Mitici.

Quella dei palermitani per Santa Rosalia, la martire – la «rosa senza spine» che visse esiliata in un silenzioso raccoglimento estatico, per stringere a sé la fede nel Cristo – è senza dubbio una venerazione viscerale, le cui origini si perdono nei secoli.

Quest’anno, nel corso dell’ennesimo mandato di Leoluca Orlando, la preparazione per il cosiddetto “festino” – il  388° – dedicato alla santa, ha suscitato molte opinioni come sempre discordanti. Si parla di un festino nuovo e di produzioni eccellenti, dirette da Sandro Tranchina, il quale già ebbe la direzione artistica nel 1995 e nel triennio ’98-’00 e che in questi giorni presenterà numerose iniziative legate al culto e ai cerimoniali.

Tra vari eventi e presentazioni, risaltano le collaborazioni con l’artista Salvatore Rizzuti (Accademia delle Belle Arti di Palermo) che ha realizzato la statua della Santa, e Alessandro Bellomo, al quale è affidata la sezione di video mapping in 3D.

Alcune polemiche sono sorte in riferimento ai presunti 500 mila euro ottenuti dal Comune per la realizzazione delle cerimonie – contrasti motivati dal fatto che molti degli eventi in programma siano stati concretizzati a titolo gratuito.

In tutti i casi è stimata la presenza di oltre 300 mila persone alla sfilata della Santa, durante la quale il Primo Cittadino Orlando strillerà il consueto “Viva Palermo e Santa Rosalia”.

La processione, inaugurata alle ore 21.30 del 14 luglio, è partita dalla Cattedrale di Palermo e ad essa è stato associato il tradizionale “cunto” del celebre puparo Mimmo Cuticchio. È possibile seguire il festino in diretta streaming sui principali social network.

Al di là delle diatribe e dell’impetuosità della modernizzazione di un culto secolare, si resta comunque sbalorditi di fronte una tale aggregazione sociale che, tuttavia, stimola una riflessione: è veramente soltanto nello spazio ideale fra la fede e lo sport che la nazione italiana riesce a estrinsecare le sue pulsioni vitali comunitarie più vigorose?

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