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14 agosto 2012

Arte e denuncia sociale. Intervista al collettivo “Latrones”

Ironia e denuncia, etica e provocazione. Sono questi gli ingredienti dei lavori del collettivo ‘Latrones’, fondato nel 2010 a Caserta da grafici, fotografi e scrittori. Negli ultimi due anni il gruppo di artisti-attivisti ha tappezzato i muri della città campana con poster di denuncia politica e sociale (ambiente, mafia, lavoro) e altri temi d’attualità tanto delicati quanto complessi. Il risultato sono immagini che catturano l’attenzione di chi li guarda quanto una campagna pubblicitaria ma mantengono quella buona dose di irriverenza che alla pubblicità spesso non è concessa.

Alla nostra intervista ha risposto Sara Gironi Carnevale:
Come nasce il Collettivo Latrones?
“E se provassimo a raccontare il nostro territorio?”. Ecco, è più o meno da un’intuizione del genere che è nato il Collettivo Latrones. L’idea di raccontare senza peli sulla lingua e senza vittimismi gratuiti un territorio disastrato non solo dalla camorra, dall’inquinamento, dalla cattiva amministrazione ma, soprattutto dall’indifferenza della sua gente. Ci definiamo “collettivo” non tanto perché siamo un gruppo di persone quanto per il fatto che siamo uniti da un’idea e da un desiderio: quello di cambiare le cose.

Cosa ispira i vostri lavori?
L’indignazione, l’orgoglio, la rabbia. Sentimenti che da queste parti sembrano essere caduti in disuso. La gente si fa i fatti suoi, non vede nulla, non sente nulla. Punta il dito contro tutto e tutti, meno che se stessa. Si scrolla di dosso le sue responsabilità, vuoi per paura, vuoi per ignoranza. Per quanto possa sembrare brutto, siamo ispirati da questo, dalla voglia di “risvegliare le coscienze”, come siamo soliti dire. Sensibilizzare le persone circa tematiche dure e difficili con toni “satirici” che facciano riflettere e indignare.

Qual è il rapporto tra l’immagine grafica dei poster e le storie raccontate nel vostro blog?
Le nostre grafiche sono sì, frutto di ispirazione, ma fanno spesso riferimento ad argomenti di cronaca e di attualità. Tali argomenti li documentiamo nel nostro blog, mantenendo dei toni che siano vicini a quelli delle nostre tavole. Testi e grafiche sono complementari: le tavole catturano l’attenzione, incuriosiscono e accompagnano il testo che, ovviamente approfondisce l’argomento trattato dalla grafica. Talvolta l’idea per una tavola viene data da un testo, altre volte accade il contrario.

Cosa manca oggi alla comunicazione sociale nella lotta alla mafia, al degrado ambientale e nella denuncia sociale?
Forse ciò che manca è proprio la sensibilizzazione della massa. Dire che la mafia e l’inquinamento siano sbagliati non basta, c’è bisogno di colpire la coscienza del pubblico rendendolo partecipe e parte del problema. Bisogna fare leva su quelle che sono le responsabilità delle persone trasmettendo l’importanza del senso civico e dei beni comuni. Cambiamenti del genere possono nascere solo dalla collettività e dalla consapevolezza che la legalità, la salvaguardia dell’ambiente, sono diritti. Il nemico più duro da sconfiggere è l’ignoranza e l’approccio eccessivamente drammatico utilizzato spesso nella comunicazione sociale non fa altro che giustificare coloro che preferiscono fare le vittime piuttosto che contribuire alla causa.

Il vostro obbiettivo è quello di diffondere conoscenza per risvegliare le coscienze. Avete altri progetti in cantiere per raggiungerlo?
Sicuramente non possiamo definirci un collettivo statico. Abbiamo da poco “ingranato” grazie anche al contributo di coloro che condividono i nostri stessi valori. Sicuramente abbiamo intenzione di rafforzare la nostra azione collaborando con associazioni, cooperative e altri enti già attivi da tempo sul territorio campano. Occupandoci principalmente di comunicazione ci piacerebbe poter curare l’immagine dell’associazionismo, dell’imprenditoria virtuosa e delle realtà no-profit. La solidarietà con realtà affini alla nostra è l’ideale per andare avanti in questo percorso che, per quanto duro, si sta mostrando decisamente gratificante.

Immagine fornita dall’intervistata.

 

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