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Ritrovamenti di ominidi in Eritrea – Italiani protagonisti di ritrovamenti di ominidi in Eritrea – Intervista al Prof. Coppa

Redazione Controcampus 20 Febbraio 2013

Homo! Homo Sapiens, Homo Neanderthalensis, Homo Erectus, Homo Ergaster, Homo Habilis, sono solo alcuni dei nostri più famosi antenati.

Il passato dell’uomo è al centro della ricerca e dei nostri interrogativi sin dagli albori della nostra specie. La conoscenza e le spiegazioni delle nostre origini hanno avuto molti salti emancipativi, passando per tappe ineludibili quali una religiosità liturgica e naturale, la mitologia politeista, la teologia – perlopiù cristiana – e le religioni monoteiste fino ad arrivare alle attuali teorie scientifiche. Ogni tappa ha rappresentato un tentativo diverso di comprendere e spiegare la nascita del mondo e, in particolare, lo sviluppo della civiltà umana. Poi, qualcosa è cambiato.

Non più di 10 giorni fa si è celebrato in tutto il mondo il Darwin Day, per il 204° anniversario della nascita di Charles Darwin, il celebre naturalista inglese. Circa 140 anni fa, vedeva la luce una sua opera divenuta paradigmatica della biologia e della scienza tout court: “L’origine dell’uomo e la selezione sessuale”. Queste le parole conclusive: “L’uomo va scusato di sentire un certo orgoglio per essersi elevato, sebbene non per propria spinta, all’apice della scala organica; ed il fatto di essere in tal modo salito, invece di esservi stato collocato in origine, può dargli speranza per un destino ancora più elevato in un lontano avvenire […] e  dobbiamo  riconoscere,  per  quanto  mi sembra, che l’uomo con tutte le sue nobili prerogative, colla simpatia che sente per gli esseri più degradati, colla benevolenza che estende non solo agli altri uomini, ma anche verso la più umile delle creature viventi, col suo intelletto quasi divino che ha penetrato nei movimenti e nella costituzione del sistema solare – con tutte queste alte forze – l’Uomo conserva ancora nella sua corporale  impalcatura  lo  stampo  indelebile  della  sua bassa origine”. Questa volta, a differenza di quanto fatto con la più celebre “L’origine delle specie” – nel quale non vi era più che un accenno – l’argomento più ostico che le sue rivoluzionarie teorie avevano implicato era affrontato chiaramente e senza fronzoli: alla pari di tutti gli esseri viventi, anche l’uomo deriva da specie ancestrali tramite un processo lento e costante, oggi chiamato evoluzione.

Naturalmente, com’era facile prevedere, queste opere destarono grande scandalo al tempo di Darwin perché, oltre a essere fortemente controintuitive, andavano contro il sentimento religioso che preferiva una dimensione fissista per le specie e una visione cosmogonica divina e antropocentrica. Quello che stupisce, semmai, è come ancora oggi questo obsoleto orientamento sia diffuso e difeso tramite le più stravaganti teorie, siano esse dogmatiche (disegno intelligente) o pseudoscientifiche (teoria degli antichi astronauti). L’unica teoria che faticò altrettanto a sedimentarsi nell’immaginario comune fu la teoria copernicana dell’eliocentrismo. Da quando fu formulata (se non si considera la precedente versione di Aristarco, risalente addirittura nel III secolo a.c.), passarono oltre 150 anni prima che divenisse parte dell’ortodossia scientifica. A ben vedere, le due teorie hanno un sostrato comune: smentiscono definitivamente l’unicità e la centralità (anche fisica) dell’uomo, per il quale sarebbe stato creato il mondo, un baluardo di fede questo di tanto intellettualismo antropocentrico. Tuttavia, come oggi nessuno crede più che la terra sia al centro dell’universo, così è lecito sperare che tra non molto anche i più scettici possano riconoscere la genuinità della teoria evoluzionistica.

Charles Darwin

Charles Darwin

È da notare come spesso coloro che vi si oppongono non abbiano nessuna conoscenza dei suoi contenuti e che le obiezioni avanzate sono, nella maggioranza dei casi, semplicistiche, generaliste, dirette più che altro ad una caricatura della teoria darwiniana. Tra le più frequenti vi sono: “nessuno ha mai visto una scimmia diventare uomo”; “vi sono un sacco di anelli mancanti”; “non esistono prove sperimentali, è solo una teoria”; “nemmeno gli scienziati sono d’accordo su alcuni punti”. Premesso che lo stesso Darwin affrontò la maggioranza delle obiezioni che ancora oggi si propongono in modo quasi risolutivo, è evidente come costoro, siano rimasti un po’ indietro. Dai tempi del grande naturalista, sono state perfezionate tantissime parti deboli della teoria iniziale, è stata completata da teorie accessorie e sono arrivate moltissime conferme sperimentali. Per cominciare, si è aggiunta l’ereditarietà mendeliana, che ha trovato la sua collocazione naturale all’interno della teoria di sintesi contemporanea, nata all’inizio degli anni Trenta del secolo scorso, grazie a scienziati quali Ronald Fischer, J.B.S. Haldane e Sewall Wright. La scoperta del DNA nel 1953 da parte di James Watson e Francis Crick ha contribuito a chiarire altri aspetti importanti. Ma recentemente, anche dalle scienze della complessità e dell’intelligenza artificiale sono arrivate informazioni importanti circa la capacità di autorganizzazione dei sistemi complessi. Vero è che vi è ancora molto dibattito all’interno della comunità scientifica su alcuni aspetti specifici quali adattamento, selezione naturale, geni altruisti, moduli di sviluppo, interpretazioni dinamiche e statistiche. Ma questo, va detto, è proprio una delle caratteristiche che contraddistingue una teoria scientifica da una non scientifica: il dibattito degli specialisti, il fatto che non possa spiegare tutto, la presenza di punti deboli e l’incompletezza. Laddove mancano questi elementi, si tratta di teorie fornite ad hoc per ‘tappare’ in modo artificioso ogni buco e illudere i creduloni che tutto possa essere spiegato in modo semplice e lineare, magari da un’unica teoria che mette tutti d’accordo.

L’evoluzione, al contrario, non spiega tutto, ma spiega molto e, cosa non meno importante, ha ricevuto conferme da ogni dove: dalla genetica, dalla biogeografia, da statistica e matematica, dall’embriologia, dalla paleontologia, dalla geologia e chi più ne ha più ne metta. Non solo, al contrario di come spesso si afferma, è possibile osservare i suoi effetti anche in tempo reale: è quello che hanno fatto Peter e Rosemary Grant, monitorando il becco dei fringuelli di Darwin sulle isole Galapagos in periodi alluvionali e di siccità, e Richard Lenski, con uno straordinario esperimento a lungo termine che ha monitorato oltre 50.000 generazioni di Escherichia Coli. Oltre a questi, altri monitoraggi sono stati eseguiti (ricordiamo quello sulla falena Carbonaria) ed hanno sempre dato sostegno alle teorie evoluzionistiche.

Tra i vari ambiti di ricerca, paleontologia e paleoantropologia rappresentano una branca particolarmente affascinante; ci mettono in contatto con specie estinte, con realtà diversissime da quelle odierne nonché con i nostri antenati. Dalla nascita della disciplina, le scoperte di reperti fossili si sono succedute a decine, andando ben oltre la celeberrima Lucy, esemplare di Australopithecus Afarensis scoperta nel 1974.

Gli scienziati impegnati nei Ritrovamenti di ominidi e di questi preziosi documenti sono moltissimi, tra cui anche numerosi italiani. Tra questi c’è anche un team italo-eritreo guidato da Alfredo Coppa del dipartimento di Scienze ambientali della Sapienza di Roma. L’equipe è attualmente concentrato nel sito di Muhuli Amo, noto come “santuario delle amigdale”, situato nella Dancalia eritrea, una zona particolarmente ricca di reperti.

Prof. Coppa, ancora una volta l’Eritrea si mostra una terra che può parlarci del nostro passato. Il team da lei condotto si è reso protagonista recentemente di alcune importanti scoperte di Ritrovamenti di ominidi . Vuole parlarcene?

La missione da me coordinata in Eritrea, ormai per tre anni consecutivi, continua a scoprire reperti umani di Homo ergaster databili a circa 1 milione di anni fa, si tratta di una circostanza veramente eccezionale, resa ancora più significativa in quanto l’orizzonte cronologico a cui fanno riferimento i fossili da noi scoperti è rappresentato, in Africa, da un limitato numero di reperti. La quantità di reperti da noi scoperti prima a Uadi Aalad, il famoso cranio UA31 che rappresenta il reperto più completo delle tarde fasi di H. ergaster e gli atri resti associati (due denti, un osso del bacino ed una sinfisi pubica), e successivamente a Mulhuli Amo, il sito conosciuto con il suggestivo nome del “santuario delle amigdale”, rappresentano quasi la maggioranza dei reperti africani di quel periodo. A Mulhuli Amo nel 2010 abbiamo scoperto un frammento di toro frontale, oltre a dei pezzi di un frontale, assolutamente identico a quello di UA 31, nel 2011 abbiamo trovato 5 frammenti che facevano parte di un unico parietale sinistro, oltre ad un frammento di parietale destro e di un temporale sinistro, che secondo noi appartengono allo stesso individuo del parietale completo, ma probabilmente non a quello del frontale trovato l’anno precedente, ed infine un dente che, per la sua età, potrebbe essere compatibile con i ritrovamenti dello stesso anno. Infine nel 2012 il ritrovamento di un ulteriore frammento che completa il parietale trovato lo scorso anno e ne permette una analisi più dettagliata, oltre ad altri reperti che, essendo coperti da uno spesso sedimento, devono ancora essere puliti e restaurati prima di poterne affermare con certezza l’appartenenza a resti di Homo particolarmente significativi.

Come si incastrano i recenti ritrovamenti di ominidi con le scoperte precedenti fatte dal suo team e più in generale dalla ricerca paleoantropologica?

La scoperta dei nuovi reperti a Mulhuli Amo, un sito che dista pochi chilometri da Uadi Aalad, sono particolarmente importanti perché data la loro forte rassomiglianza con i reperti ivi trovati, per la prima volta ci danno la possibilità di affermare che alcune delle caratteristiche trovate in UA31, alcune delle quali ne fanno un reperto che pur con caratteri ancora molto arcaici presenta tratti di modernità, non sono riferibili ad un singolo, particolare, reperto, ma sembrano essere relativi ad una popolazione di ominidi. Intorno ad un milione di anni fa, in Africa, Homo ergaster sta terminando il lungo percorso evolutivo, iniziato almeno un milione di anni prima, che lo porterà ad evolversi, proprio in quella parte di Africa dove noi stiamo conducendo le nostre ricerche, poche centinaia di migliaia di anni dopo verso le nuove forme di Homo heidelberghensis che sono il nostro diretto antenato. Data la scarsità di reperti di quel periodo i resti eritrei rappresentano probabilmente il più importante punto di riferimento per conoscere questo cruciale momento dell’evoluzione dell’uomo.

Qual è il quadro complessivo della storia umana che si delinea nel 2013, dopo oltre 100 anni di scavi mirati?

Parlare di scavi mirati è in verità un poco una forzatura, certamente le nostre indagini a Mulhuli Amo dopo il primo ritrovamento lo sono sicuramente, ma in generale i ritrovamenti di resti umani sono abbastanza casuali, almeno all’inizio. Questo è il grande fascino e nello stesso tempo il grande limite delle ricerche paleoantropologiche. Ritrovamenti di nuovi fossili hanno infatti negli ultimi anni permesso di arrivare a modificare idee e concetti precedentemente dati quasi per scontati. Proprio su questo fatto si basano spesso le critiche di chi vorrebbe mettere in discussione le teorie evolutive, il problema della paleoantropologia è che essa non è come la chimica dove tu puoi conoscere un elemento ancora prima di averlo scoperto in quanto è prevedibile sulla base di leggi precise. Noi ci troviamo a cercare di ricostruire un quadro come se in un puzzle di 10.000 pezzi ne avessimo a disposizione meno di 20 tasselli, ovviamente ogni nuovo tassello ci permette di avere una maggiore capacità di analisi, ma il quadro generale è ben lontano da essere ancora del tutto chiarito. Noi conosciamo le leggi generali della biologia, ma dobbiamo anche considerare che l’evoluzione dell’uomo è un evento che è soggetto oltre che alle leggi biologiche anche a quelle, molto più complesse e difficili da analizzare, relative alla sua evoluzione culturale. Diciamo anzi che il nostro lavoro è analizzare proprio l’evoluzione dell’uomo negli aspetti bio-culturali che ne hanno segnato in modo chiaro la sua storia naturale. Recentemente persino uno dei paradigmi più accettati, cioè che gli ominidi, per essere ritenuti tali, dovessero essere totalmente bipedi, è stato rivisto, qualche volta andavamo ancora sugli alberi. Ci sono ancora aspetti che vanno approfonditi e sicuramente il passaggio da Homo ergaster a Homo heidelberghensis è uno dei meno conosciuti, ed è proprio quello sui cui noi abbiamo la fortuna di lavorare.

Infine, quali sono i progetti per il futuro e cosa si aspetta dall’avanzamento delle ricerche?

Gli ultimi ritrovamenti e i dati che da essi scaturiranno e soprattutto la possibilità che le future campagne di

Mostra internazionale Homo Sapiens - La grande storia della diversità umana

Mostra internazionale Homo Sapiens

scavi ci forniscano ancora nuovi elementi ci permetteranno di chiarire se i reperti eritrei dell’area di Buya, il villaggio presso il quale abbiamo il nostro campo base, sono, come noi pensiamo, direttamente coinvolti nella linea evolutiva verso le forme di Homo sapiens sono uno dei tanti rami morti dell’evoluzione umana, estinti senza lasciare una discendenza. La nostra capacità di analisi, ma soprattutto i nuovi reperti, ci permetteranno di chiarire questo importante elemento. Ovviamente in tutto questo quadro si inserisce anche un problema pratico che può diventare un ostacolo insormontabile, le nostre ricerche sul terreno, ma anche in laboratorio, sono molto costose e senza adeguati finanziamenti poco o nulla potremo fare. Per il momento finanziamenti da parte sia del nostro Ministero della Università e Ricerca, sia di alcune delle Università coinvolte nel progetto, principalmente quella di Roma “La Sapienza” e Firenze, ma anche Torino, Padova, oltre al Museo Pigorini di Roma, ed infine del Ministero degli Affari Esteri ci hanno dato le basi per poter lavorare, tuttavia senza il costante e significativo apporto delle autorità ed enti di ricerca eritrei, con le quali collaboriamo strettamente da anni, sia in termini di risorse umane che finanziari non sarebbe stato possibile proseguire il nostro lavoro e giungere alle importanti scoperte che abbiamo potuto realizzare.

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Il suo successo si riconosce da subito, principalmente in due fattori; i suoi ideatori, giovani e brillanti menti, capaci di percepire i bisogni dell’utenza, il riuscire ad essere dentro le notizie, di cogliere i fatti in diretta e con obiettività, di trasmetterli in tempo reale in modo sempre più semplice e capillare, grazie anche ai numerosi collaboratori in tutta Italia che si avvicinano al progetto. Nascono nuove redazioni all’interno dei diversi atenei italiani, dei soggetti sensibili al bisogno dell’utente finale, di chi vive l’università, un’esplosione di dinamismo e professionalità capace di diventare spunto di discussioni nell’università non solo tra gli studenti, ma anche tra dottorandi, docenti e personale amministrativo. Controcampus ha voglia di emergere. Abbattere le barriere che il cartaceo può creare. Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. 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Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto