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14 ottobre 2006

Siamo tutti figli d’Adamo: la poesia di Walt Whitman a Firenze.

“Capitano!Mio capitano!”, proclamava un Ethan Hawke ancora adolescente ritto sul suo banco di scuola nell’atto di congedarsi dal suo professore di l
“Capitano!Mio capitano!”, proclamava un Ethan Hawke ancora adolescente ritto sul suo banco di scuola nell’atto di congedarsi dal suo professore di letteratura, uno straordinario Robin Williams…chi non ricorda quella scena? L’immortale e soprannaturale bellezza della poesia è il tema de L’attimo fuggente, film cult degli anni ’90 nel quale è sommamente celebrata l’opera di uno dei più grandi poeti statunitensi di sempre, Walt Whitman (1819-1892), l’autore dei versi citati.
Whitman, personaggio controverso e poeta singolare: giornalista politico per vent’anni (scrisse per vari giornali del partito democratico), cominciò a scrivere poesie verso la quarantina influenzato decisivamente dalle letture di Scott e Cooper; la sua lirica estremamente personale e melodrammatica divenne il fedele registratore di ogni sua esperienza emotiva, sensoriale, sessuale. Una poesia con una forte connotazione di “democraticità” laddove democratico significa universale e universale è il diritto di ogni esperienza di vita vissuta ad esistere e ad essere raccontata. Ma dietro questo coraggioso atteggiamento di rottura (pensiamo all’America puritana dell’800) si nascondeva in realtà una personalità fragile, un uomo che viveva la crisi dell’isolamento man mano che prendeva coscienza delle sue tendenze omosessuali. La poesia divenne il mezzo per comunicare ciò che nella vita sentimentale gli era ma il prezzo pagato fu alto e le sue opere andarono ripetutamente incontro alla censura per oscenità primo fra tutti il suo capolavoro, Foglie d’erba (che conteneva liriche d’amore esplicitamente dedicate ad altri uomini).
Ma in ogni caso Whitman usò tutti gli accorgimenti possibili per nascondere la sua “diversità”, giustificando le sue poesie in nome della pura arte, addirittura a volte autocensurandosi; quello che voleva era essere il portavoce di un’America sana e vigorosa, pronta alla conquista, alla produzione e alla riproduzione. Basti leggere la raccolta Figli d’Adamo per riconoscervi una totale esaltazione dell’accoppiamento eterosessuale. Grazie anche all’aiuto di alcune tecniche psicanalitiche Whitman riuscì ad uscire dalla sua crisi mistica e a crearsi dei punti di riferimento a partire dai quali trovò la forza non solo di continuare a scrivere versi memorabili ma anche di pubblicarli.
Poeta per lo più snobbato dalle antologie scolastiche e per la verità poco studiato nella stessa università, l’opera di Whitman è stata oggetto di un interessante recupero nell’ambito delle manifestazioni organizzate dall’ICAMus con il patrocinio e la collaborazione dell’Università degli Studi di Firenze, Dipartimento di Storia delle Arti e dello Spettacolo.
L’ICAMus (The International Center for American Music, fondato nel 2002 dalla nostra connazionale Aloma Bardi) in collaborazione con GAMO (Gruppo Aperto Musica Oggi) ha organizzato una serata dedicata a Whitman dal titolo La poesia di Walt Whitman e la musica americana del ‘900, che il 12 ottobre alla Sala Vanni in Piazza del Carmine a Firenze ha inaugurato la stagione concertistica GAMO 2006: liriche americane del ‘900 per voce e pianoforte sulle quali si stagliano magistralmente i versi del grande poeta. Da segnalare la prima esecuzione in assoluto del ciclo completo di liriche su versi whitmaniani di Marc Blitzstein (1905-1964) rappresentativo compositore statunitense del secolo scorso recentemente riscoperto e studiato grazie al progetto ICAMus. Tra gli altri autori di liriche charles Ives e Kurt Weill.
Hanno partecipato all’esecuzione figure eccellenti del panorama operistico italiano e internazionale tra cui i baritoni David Maze e Christian Nova e il soprano Giulia Peri .
Un viaggio alla riscoperta di una grande poeta e di una grande tradizione musicale, tanto per ricordarci che gli Stati Uniti, per loro e nostra fortuna, non sono solo quello che vediamo oggi in televisione.

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