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30 maggio 2010

Lettere e Filosofia alla Sapienza: prospettive di una riforma

Con i suoi numerosi indirizzi e percorsi formativi, la facoltà di Lettere e Filosofia dell’università la Sapienza è una delle facoltà più frequentate ed attive dell’intero ateneo. Naturale percorso di studi per chi ha una passione o un’attitudine verso le materie di stampo umanistico, la facoltà si caratterizza per un’ampia varietà di corsi di laurea: quindici differenti indirizzi triennali e addirittura venti specialistiche per l’ordinamento 509; qualcuno in meno per quanto riguarda il cosiddetto “nuovissimo ordinamento” 270, che tende a snellire, riunendo sotto un sol nome o cancellandoli, corsi di laurea ed insegnamenti.

Questa grande varietà implica, ovviamente, una notevole diversificazione nei settori disciplinari: si va da Lettere classiche a Lingue e culture del mondo moderno; da Letteratura Musica e Spettacolo a Storia medievale moderna e contemporanea. Inoltre un’offerta didattica di buon livello è garantita da un ampio parco docenti, supportati da numerosi assistenti, che garantiscono (con le “fisiologiche” eccezioni) professionalità e competenza per gli studenti. La struttura, per la verità carente di aule adeguate al gran numero di studenti che frequentano i corsi, è provvista di due biblioteche (più una prettamente geografica) e diverse zone studio.

Chi, dunque, intende iscriversi a questa facoltà ha la possibilità di scegliere tra una vasta gamma di corsi di laurea in base alla propria personale vocazione. Una caratteristica, tuttavia non propriamente positiva, negli ultimi anni è stata l’istituzione di numerosi insegnamenti, molti dei quali di piccola portata, ossia valevoli 4 CFU o meno, che ha costretto gli studenti di alcuni corsi di laurea, come Letteratura Musica e Spettacolo, a dover subire un aumento notevole nel numero degli esami (che in un ciclo di primo livello potevano arrivare sino allo spropositata quota di 31). Con il già citato ordinamento 270 introdotto nell’anno accademico 2009-10 (e chiaramente non retroattivo) si punta a diminuire il numero degli esami da sostenere in un percorso di laurea, aumentando il numero di crediti di ogni singolo esame. Il che, in teoria, dovrebbe anche rispondere a logiche di innalzamento qualitativo della preparazione degli studenti.

La riforma da poco attuata ha però introdotto un’altra novità: una maggiore selettività e attenzione ai requisiti di accesso nell’iscrizione alle lauree magistrali (si è deciso infatti di accantonare la dicitura di Specialistiche). Conseguentemente per alcuni corsi si è deciso di inserire colloqui individuali pre-iscrizione; per lo più si è assegnato un maggiore peso specifico alla conoscenza delle lingue straniere e si è innalzata la quota dei crediti, acquisiti nei singoli settori scientifico-disciplinari nella triennale, necessari per accedere al corso di laurea in questione. Per fare un esempio, lo studente che da quest’anno intende iscriversi al corso di laurea magistrale in Editoria e scrittura, oltre a possedere ovviamente una laurea di primo livello o un altro titolo equivalente, deve aver acquisito, tra i 180 crediti triennali, almeno 90 in settori quali M-STO/01-09, IUS/08, IUS/09, IUS/13, IUS/18, IUS/19, IUS/20, L-ART/01-08 ed altri ancora. Ovviamente ciò rende la scelta del corso triennale molto importante per le future matricole che devono riuscire a prendere una decisione anche nell’ottica di uno sbocco magistrale futuro.

Continuare gli studi in un corso di laurea che non sia la normale prosecuzione del proprio potrebbe, infatti, rivelarsi complicato e deleterio, con la concreta possibilità di trovarsi sin dal primo momento con una zavorra di crediti da dover recuperare. Il che forse non risponde propriamente al tanto decantato snellimento del sistema universitario italiano. Chiaramente questo discorso, pur nell’assoluta autonomia di ogni singolo ateneo, dunque con le dovute differenze, può essere esteso a tutte le realtà universitarie italiane.

Sotto l’aspetto degli sbocchi professionali, è giusto ricordarlo, la facoltà di Lettere oltre ai soliti noti come ad esempio l’insegnamento, la mediazione nel campo linguistico, il giornalismo, fa registrare da anni, secondo il Censis, nuove possibilità d’impiego nei servizi pubblici e privati del marketing, nella formazione e gestione del personale, nelle pubbliche relazioni, nella promozione culturale e nella pubblicità creativa.

La facoltà, infine, è una di quelle più attive dal punto di vista delle iniziative studentesche volte a coinvolgere gli studenti nella vita universitaria che sappia coniugare il divertimento all’attenzione per la cultura e la formazione.

Arturo Catenacci

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