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14 maggio 2010

Primavera nell’Università degli Studi di Bari

Passeggiando per i corridoi del piano terra dell’Ateneo di Bari studenti e passanti restano folgorati dai recenti miglioramenti apportati all’estetica del datato palazzo con anfore, panchine nuove, aiuole, fontane con pesciolini rossi e rifacimento dei muri perimetrali esterni.Passeggiando per i corridoi del piano terra dell’Ateneo di Bari studenti e passanti restano folgorati dai recenti miglioramenti apportati all’estetica del datato palazzo con anfore, panchine nuove, aiuole, fontane con pesciolini rossi e rifacimento dei muri perimetrali esterni. E tutto a primo acchito potrebbe apparire meritevole se non fosse che sotto la moderna facciata si annidano gli ormai atavici problemi di sempre.

Così mentre nei cortili sbocciano fiori, nelle tasche dell’Università di Bari si va ingrandendo un buco di bilancio di oltre 52 milioni di euro che si vorrebbe sanare prospettando un aumento delle tasse del prossimo anno accademico.

Questa pseudo soluzione causerà un taglio dei servizi agli studenti senza garantire l’effettiva risoluzione della situazione trattandosi di difficoltà di carattere strutturale. Tale problema affonda le sue radici nella smodata sequela di assunzioni registrata nel triennio 2004-2007 e nel taglio di 1,5 miliardi di euro effettuato all’Università dal ministro dell’economia, Giulio Tremonti attraverso il decreto 133/08 in riferimento ad un “intervento organico diretto” che mira a ristabilire le falle economiche nazionali.

A farne le spese sono come sempre le singole realtà; e mentre le numerose associazioni studentesche si affannano nell’organizzare proteste e assemblee, ai singoli cittadini aventi diritto allo studio non resta che mobilitarsi e combattere per una reazione forte della Regione Puglia che potrebbe innanzitutto sopperire alle difficoltà con un sostanziale contributo economico, e in secondo luogo unirsi al coro dei ragazzi per dar voce ad una ridondante opposizione alle riforme vigenti. Quello dello studio non è un privilegio per pochi, ma un diritto per tutti.

Roberta Calò

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