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10 giugno 2010

Leggere un libro: ancora un tabù in Italia

Estate. Tempo di vacanze, tempo di sole, tempo di mare…ma anche tempo di libri! Pare, infatti, che durante la bella stagione si legga di più, forse proprio perché si ha più tempo per dedicarsi a hobby e interessi e, comunque, in linea di massima, c’è sempre un periodo di “ferie” dal lavoro e dallo studio. Nonostante tutto le statistiche ufficiali continuano a segnalarci l’allarmante situazione: in Italia si vendono pochi libri e in media gli italiani leggono molto meno rispetto agli altri paesi europei. Secondo varie fonti le persone che leggono almeno un libro all’anno sono il 38% della popolazione in Italia rispetto al 60% in Spagna, 69% in Francia e 80% nei paesi del Nord Europa (70% media europea).

Il discorso vale soprattutto per i più giovani che sono sempre più restii a dedicarsi alla sana lettura di un buon libro, oggi soprattutto a causa dell’emergere delle più variegate fonti di distrazioni extra studio, tra cui i social network. È facilissimo essere completamente catturati nella rete del mondo virtuale. Pochi riescono, una volta entrati, a limitarsi a dare uno sguardo “en passant”: c’è sempre l’amico che prontamente ti contatta, c’è sempre una notizia che ti incuriosisce o un link che ti piace e che “devi condividere assolutamente”. Il tempo libero, quindi, va via via sempre più ridimensionandosi mentre la buona “carta” pregna di cultura, finisce per essere trascurata dai più o comunque considerata in extremis!

È dalla scuola elementare che già le maestre tentano di iniziare gli alunni alla lettura, ma pochi riescono ad appassionarsi. Si passa poi alle medie, ma poco cambia. Alle superiori il numero dei lettori cresce, ma, a quell’età si cercano anche altre forme di “divertimento”. Poi si giunge all’università dove il leggere, per quanto possa essere coltivato con interesse e criterio, diventa un momento da relegare al tempo “realmente libero”. Riesce difficile a tanti, infatti, chiudere le sudate carte universitarie per “buttarsi” immediatamente su ulteriori libri. Tutto questo fa degli studenti italiani un popolo di scarsi cultori della letteratura, dei “piccoli lettori”.

La lettura di un libro è qualcosa di realmente importante: ogni libro letto, al di là del genere o dello spessore, rappresenta un piccolo passo atto a migliorare le proprie capacità di scrittura e dialettiche, incrementa la propria immaginazione e fantasia, contribuisce ad aumentare la capacità di lettura e comprensione veloce. Tutte queste sono delle grandiose risorse che nel percorso di vita di ognuno, privato o pubblico che sia, nel lavoro cosi come in altri contesti, a lungo andare, giocano un ruolo di rilievo, perché spesso parlano di noi e per noi.

Leggere, al di là di questi motivi, rappresenta un momento importantissimo: durante la lettura sono coinvolti, secondo gli psicologi, aspetti cognitivi, emotivi e sociali. Leggere vuol dire elaborare un testo scritto e questo aiuta a migliorare i processi di memoria. Se alla lettura solitaria molti pensano alla preferibilità di una comunicazione/incontro “vis a vis”, in realtà dovrebbero anche considerare che le riflessioni che un libro può comportare, cosi come il miglioramento della capacità di comunicazione, vanno a ripercuotersi positivamente sulla qualità delle relazioni e delle conversazioni che possono anche arricchirsi di “altri” significati.

Rispetto alla chiusura totale a tale attività, oggi però i giovani, pur ammettendo di non leggere, ritengono comunque importante la cosa sostenendo che “prima o poi nella loro vita, dovranno confrontarsi con il problema”! Fino a qualche anno fa era possibile avvalersi dell’aggravante costi: oggi anche questo non è più un problema. Sono sempre più le case editrici che propongo libri a meno di 5€, esistono negozi virtuali dove si può addirittura comprare secondo la formula 3×2, mentre continua prepotentemente a diffondersi l’e-book.

L’Istat nel 2009 ha “fotografato” la situazione per quanto concerne il rapporto “italiani e la lettura”. Dai dati risulta che il 45,1% della popolazione di 6 anni e più dichiara di aver letto almeno un libro. La quota più alta di lettori si riscontra tra la popolazione di 11-17 anni (oltre il 58%), con un picco tra gli 11 e i 14 anni (64,7%), e decresce all’aumentare dell’età. Già a partire dai 35 anni la quota di lettori scende sotto il 50%, per diminuire drasticamente dai 65 anni in poi e raggiungere il valore più basso tra la popolazione di 75 anni e più (22,8%). Le donne leggono più degli uomini: le lettrici, infatti, sono il 51,6% rispetto al 38,2% dei lettori.

Titolo di studio e condizione professionale incidono sulla lettura: si va da un massimo dell’80,6% tra i laureati a un minimo del 28,4% tra chi possiede la licenza elementare o nessun titolo di studio. Se poi si tiene conto della condizione professionale, livelli di lettura superiori alla media si evidenziano, per le persone di 15 anni e più, tra dirigenti, imprenditori e liberi professionisti (62,7%), studenti (65,2%), direttivi quadri e impiegati (68,1%). Al contrario, i più bassi livelli di lettura si registrano tra gli operai (30,6%), i ritirati dal lavoro (33,2%) e le casalinghe (35,9%).

Si registra, inoltre, un divario a livello territoriale: le quote più alte di lettori di libri si registrano al Nord, dove quasi il 52% della popolazione di 6 anni e più ha letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista, e al Centro (48%). Nel Sud e nelle Isole, invece, la quota di lettori scende rispettivamente al 34,2% e al 35,4%. In particolare, agli ultimi posti si collocano Calabria (34,3%), Puglia (33,1%), Campania (32,9%) e Sicilia (31,5%). Il 44,9% ha dichiarato di aver letto fino a 3 libri nell’ultimo anno (soprattutto maschi, ragazzi fino a 14 anni, over 75, con titoli di studio basso, casalinghe, meridionali), mentre solo il 15,2% ne ha letti 12 o più.

La regione con la percentuale più alta di famiglie che non possiedono in casa alcun libro è la Sicilia (20,2%) mentre quelle in cui si riscontrano le quote più basse sono il Trentino-Alto Adige (2,8%), la Valle d’Aosta (5,0%), la Sardegna (6%) e la Toscana (6,4%)
Inoltre è stato confermato che avere genitori che si dedicano alla lettura incide sui giovani. Il crescere “tra ai libri” o disporre di una biblioteca domestica, infatti, aumenta la curiosità e consente un più facile approccio alla lettura e sicuramente innalza il numero dei libri letti.

Pasqualina Scalea

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