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22 luglio 2010

Sciopero bianco: anche all’Aquila è forte la protesta contro la Gelmini.

I ricercatori lo scorso inverno hanno iniziato lo “sciopero bianco” che consisterà per il prossimo anno accademico nella sospensione di tutte le attività didattiche non obbligatorie per legge e che pure i ricercatori hanno finora mandato avanti.
Il rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio,in una mozione approvata dal Senato accademico,ha voluto esprimere l’appoggio dell’ateneo alla mobilitazione dei ricercatori.

Egli ha detto inoltre,che se il disegno di legge sulla riforma del sistema universitario verrà approvato senza tenere conto della protesta in corso tra i ricercatori, allora la conseguenza nelle facoltà italiane sarà il ridimensionamento dell’offerta formativa dell’anno accademico in arrivo.

Protesta il consiglio studentesco dell’Università di L’Aquila: “A cinque mesi dai tragici accadimenti dello scorso 6 aprile denunciamo unanimi le enormi mancanze delle Istituzioni interessate, ai fini di garantire alloggi e servizi a tutti gli studenti”.

Le responsabilità amministrative della Regione per la carenza di servizi sul territorio vengono messe in luce dal rettore e anche sostenute dalla Provincia la quale mira ad una politica che renda possibile la ricostruzione della città dell’Aquila, a partire dall’Università e dai suoi studenti.

Il fatto che l’Università dell’Aquila raggiunge più di 20 mila iscritti,è un dato entusiasmante da interpretare come un segnale positivo per la ricostruzione dell’ateneo e delle sue attività .Mancano,però,fondi reali per tutti i servizi legati al diritto allo studio quali le mense universitarie, le sale per studiare e quelle informatiche.

“Se non si adotteranno interventi immediati – spiegano gli studenti in una nota – molti vedranno negarsi i diritto alla casa, il diritto al trasporto, il diritto ala borsa di studio e a tutti quei servizi collettivi scomparsi il 6 aprile 2009”.
Sia Ferdinando Di Iorio che la Provincia dell’Aquila concordano sul fatto che l’Università dell’Aquila ha bisogno di più risorse economiche per rinascere.

In particolare,una questione merita una riflessione. Il rettore dell’Università dell’Aquila ha scritto direttamente a Mariastella Gelmini per chiedere dove fossero i fondi,pari a 16 milioni,che il Governo aveva promesso di destinare alla ricostruzione della residenza studentesca colpita dal terremoto. La risposta del ministro dell’Università e della Ricerca è stata chiara: la lettera è stata inviata al destinatario sbagliato.Ha detto Gelmini che le risorse devono essere richieste al Presidente della Regione.

Ferdinando Di Orio ha quindi scritto direttamente a Gianni Chiodi – Presidente della Regione Abruzzo ma anche Commissario delegato per la Ricostruzione – per sapere quali procedure intende adottare per ottenere i 16 milioni di euro,e con quali tempistiche.

Al centro della denuncia del rettore anche il ritardo con cui è stata affrontata la ristrutturazione della Caserma Campomizzi, e la messa a disposizione di ulteriori appartamenti, dove dal 15 febbraio avrebbe dovuto alloggiare una parte degli studenti aquilani che dopo il terremoto del 6 aprile scorso stanno affrontando la delicata ricostruzione della città universitaria.

Il Presidente Giorgio Napolitano in occasione dell’incontro con una delegazione di universitari del capoluogo abruzzese che si è recata al Quirinale,ha ribadito il concetto secondo il quale senza un decisivo e totale risollevamento dell’ateneo abruzzese, non si può sperare in una ripresa dell’Aquila.

Dunque quello che c’è da tenere a mente è che Senza l’Università non c’è futuro per L’Aquila. Ed è soprattutto per questo che la protesta contro la Gelmini, pur atteggiandosi in forme diverse da quella riscontrata in tutte le altre città italiane che vi hanno partecipato,meritava una riflessione accurata.

Roberta Nardi

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