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12 luglio 2010

UNISA. La protesta secondo il Prof. Giuseppe Giordano

Lunedì 12 luglio, la proposta operativa vagliata e decisa all’unanimità durante l’assemblea docenti-studenti dello scorso Giovedì, sarà presentata in Consiglio docenti e, dunque, al Preside di Facoltà. Tanta la curiosità, ma soprattutto tante le preoccupazioni di tutta la facoltà di Lettere e Filosofia circa i reali riscontri che questa mozione avrà…nel bene e nel male!
A tal proposito, ControCampus ha incontrato il Prof. Giuseppe Giordano, professore associato di Statistica presso il corso di laurea di Sociologia a cui è stato chiesto di esprimere la propria opinione circa le agitazioni in corso.

Professore Giordano ha aderito alla precedente sospensione degli esami in scadenza il 12 Luglio?
SI. La sospensione degli esami, inizialmente prevista fino al giorno 11, ha avuto un effetto importante nel porre in evidenza un disagio che per troppo tempo è rimasto latente.
La decisione non è stata presa a cuor leggero, consapevoli dei disagi sicuri per molti studenti ma anche per la stessa amministrazione, si pensi agli uffici di Presidenza, ad esempio.
Credo che superato l’iniziale sconcerto, la componente studentesca abbia recepito un messaggio importante: c’è una parte dei loro docenti che non si riconosce in una logica di riforma del sistema universitario, che però logica esplicita non ha. Dico “esplicita”, poiché uno degli elementi del disagio, nasce proprio dalla mancanza di una strategia per l’Università. Ogni proposta di Riforma, condivisibile o meno, dovrebbe sempre enunciare un obiettivo, un principio di fondo, a cui si ispira e rispetto al quale, giustificare le proprie azioni. In mancanza di un tale atto chiarificatore, il presagio è di uno svilimento del ruolo della Ricerca e della Formazione in Italia.

Lei, anche se ha assistito in parte all’assemblea docenti-studenti dello scorso giovedì, non era presente all’atto della votazione della mozione da presentare in consiglio. Perché?
Ho ascoltato con interesse gli interventi di alcuni colleghi e studenti.
C’è sempre una cosa che mi colpisce in questo tipo di manifestazioni. Mi riferisco al fatto che si faccia fatica a comprendere che la sola decisione di essere presenti è, di per sé, una scelta politica da parte di ogni singolo individuo. Quello che manca, purtroppo, è spesso un vero e proprio contraddittorio.
Voglio dire, chi non c’era, stava anch’esso esprimendo un’opinione. O no?
Non vorrei farne una disquisizione di metodo ma, tecnicamente, un’assemblea di questo tipo è inevitabilmente un “campione distorto”. Sicuramente non rappresentativo, sennonché per se stesso. Questo in ogni caso: non c’entra il merito del contendere.
Mi avrebbe fatto piacere assistere a una tavola rotonda, in cui parti contrapposte avessero manifestato le proprie opinioni e insieme pensato a una strategia d’intervento. Questo non è mai possibile in mancanza di un vero contraddittorio. Mi dispiace per chi ha deciso di non esserci. Soprattutto perché in quest’occasione, non credo che esistano vere e proprie contrapposizioni. Sono convinto, che il senso di disagio sia presente, come non mai, in ciascun attore della vita universitaria.

Ha intenzione di presenziare al sit-in del 14 che si terrà a Salerno?
Prima, accennavo al bisogno di una strategia e mi riferivo proprio alla necessità di individuare passi successivi per il raggiungimento di sotto-obiettivi. Solo in questo modo si può sperare di affrontare con modi efficaci, problematiche così complesse.
Ecco. La sospensione degli esami ha avuto una sua logica e una sua efficacia in breve tempo. Credo che non abbia più ragione di essere. Bisogna affrontare il passo successivo con un obiettivo chiaro in mente.
Dopo aver sensibilizzato gli studenti, è giusto estendere la conoscenza del nostro disagio alla società civile, alla città e al territorio e alle rappresentanze istituzionali. Occorre, però, far bene intendere le nostre ragioni. Nell’immaginario dell’uomo di strada non è per niente scontato che dei “privilegiati”, esprimano il proprio dissenso; soprattutto in questo momento, in cui la sensibilità verso altre categorie di lavoratori appare doverosa e del tutto giustificata.
Rischiamo di subire un effetto boomerang: che il sostegno della cultura e del futuro della ricerca possa apparire la tutela di un privilegio. Bisogna stare attenti a questo.
Si può anche calpestare il palcoscenico della Piazza. Gli attori, forse, non sono quelli giusti.

Secondo lei quali dovrebbero essere le forme di protesta da adottare per raggiungere dei concreti risultati?
Dovremmo essere capaci di comprendere alcuni elementi chiave del processo di “destrutturazione” a cui va incontro l’Università italiana e sfruttarli come elementi chiave della comunicazione del nostro dissenso.
Come farebbe un caricaturista, esaltando i difetti di un volto ed enfatizzandone i caratteri ma, questa volta, con un senso dell’opposto.
Ad esempio, bloccare gli esami vuol dire astenersi dal proprio compito istituzionale? Bene. Al contrario, lasciamo aperte le commissioni di esame: facciamo sostenere esami tutti i giorni fino al 14 agosto.
Proviamo a far sentire il rumore di una foresta che cresce! Credo che questa non debba essere la protesta di pochi contro un governo.
La speranza di ottenere risultati concreti è legata alla possibilità che l’Ateneo si esprima con una voce comune, che tale voce sia quella dell’Università in Italia e non solo quella di Salerno, che esista qualcuno in grado di far giungere questa voce in sede legiferante. In estrema sintesi: Sensibilizzazione, Coordinamento, Rappresentanza.

Pasqualina Scalea

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