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12 agosto 2010

A.A.A. Posto fisso cercasi!

Precariato e neolaureati: la fotografia del GIDPL’utopia del posto fisso tra i giovani neolaureati sta diventando sempre più concreta. Questo è quanto emerso da un’indagine fatta dall’associazione dei responsabili delle risorse umane GIDP-Gruppo Intersettoriale Direttori del Personale.

“L’idea” del contratto a tempo indeterminato, purtroppo, è stata repressa dalle varie forme di flessibilità e la crisi economica non ha fatto altro che dare una mano.
Basti pensare che se nel 2004 la percentuale dei neolaureati, assunti in azienda e che avevano firmato un contratto a tempo indeterminato era del 20%, oggi, invece, solo il 6% può aspirare a questo.

L’area aziendale, dove si registra il maggior numero di nuove assunzioni è quella dell’amministrazione, finanza e controllo. Seguono le aree commerciali, di progettazione e di marketing.

Diverso è, invece, per lo stage che con una percentuale del 17% è diventato la prima modalità d’inserimento nel mondo del contratto indeterminato. Per chi viene assunto, inoltre, la prima paga oscilla tra i 22mila e i 26 mila euro annui.
La migliore retribuzione, è registrata nel campo chimico-farmaceutico.

Per quanto riguarda la rapidità delle ricerche di lavoro, dall’indagine è emerso, inoltre, che le aziende impiegano meno tempo a trovare le figure professionali che cercano: il tempo massimo di ricerca è di 15 giorni.

Le lauree che le aziende prediligono interessano i campi dell’ingegneria e dell’economia, seguono informatica, giurisprudenza.

I requisiti che, invece, fanno la differenza sono:
-* la conoscenza delle lingue straniere;
-* la disponibilità alla mobilità territoriale;
-* la motivazione;
-* la rapidità con cui si consegue la laurea;
-* le esperienze all’estero e/o un eventuale Master.

La ricerca si conclude delineando uno scenario complessivo dal quale emerge che ci sia poco accompagnamento nell’inserimento per le nuove figure assunte.
I dati sono a dir poco sconcertanti: solo il 30% delle aziende prevede un percorso d’inserimento contro il 35% delle aziende che, invece, non adotta nessun percorso e solo il 15% ha appena inserito un percorso di formazione per le figure assunte.

Dati, questi, che lasciano intendere una riduzione vertiginosa, da parte delle aziende, dell’interesse verso la formazione del personale a fronte dell’attenzione ai costi.

Dora Della Sala

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