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8 settembre 2010

Il meraviglioso mondo delle parole… che cambiano

Chi ha letto Alice attraverso lo specchio, seguito del celeberrimo Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol, sarà rimasto sconcertato dalla filastrocca del simpatico personaggio a forma d’uovo Humpty Dumpty: “Era cerfuoso e i viscidi tuoppi ghiarivan foracchiando nel pedano: stavano tutti mifri i vilosnuoppi, mentre squoltian i momi radi invano.”Lewis Carrol ha giocato con le parole, fondendole tra loro in modi bizzarri e inusuali, mostrando come sia facile far cambiare loro significato; Humpty Dumpty spiega difatti ad un’attonita Alice (come pure agli attoniti lettori) il significato di quelle che sembrano parole senza senso. “Cerfuoso,” per esempio, significa che sono le quattro di pomeriggio, quando “si incominciano a mettere sul fuoco le cose per la cena.”

Anche se non troveremo mai un vocabolo del genere nello Zanichelli, l’uso che ne fa Carrol dimostra come il linguaggio non sia un insieme di regole fisse e immutabili, ma un vero e proprio organo che cresce, cambia, si arricchisce inglobando termini nuovi e abbandonando quelli in disuso.

Un contributo importante alla ricerca sulla lingua Italiana è stato dato dal prof. Pietro G. Beltrami, Direttore dell’Istituto Opera del Vocabolario Italiano (OVI), Accademico della Crusca, Professore ordinario presso il Dipartimento di Lingue e Letterature romanze della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Pisa, dove insegna Filologia e linguistica romanza.

La Ricerca ricopre un ruolo importante, poiché offre gli strumenti che servono a cogliere il rapporto tra lingua e cultura: la linguistica, la scienza che studia la lingua e il linguaggio, negli ultimi anni ne ha descritto i principi di base, le linee evolutive e ha tracciato i legami che la collegano al contesto sociale, geografico e culturale. La lingua infatti, quale caratteristica di un gruppo e di una cultura, ne riflette i mutamenti: parole in disuso vengono eliminate, altre invece entrano a far parte del nostro vocabolario.

Questo riguarda soprattutto i termini stranieri, inglesi in primis, ma di recente sono sempre più numerosi i vocaboli provenienti da altre realtà culturali. Arabi ad esempio: chi non ha mai assaggiato un kebab? E in quale altro modo si potrebbe chiamare quel curioso panino formato da striscioline di carne insaporite da salsine speziate, patatine e insalata, avvolte da una piadina croccante? Definirlo “tramezzino,” “panino” ecc non stimolerebbe l’immagine immediata che ci balza in mente alla menzione del termine Kebab.

Lo studio della lingua e il suo rapporto col tempo che passa riescono a far cogliere il mutamento del linguaggio, quanto esso sia flessibile e soprattutto accessibile: tutti possono arricchirla e arricchirsi con essa, Carrol lo dimostra chiramente.

Marilena Grattacaso

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