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22 settembre 2010

L’Università di Tor Vergata in collaborazione con l’associazione “Un ponte per”

In questi giorni università è uguale a proteste,manifestazioni,mobilitazioni,sospensione della didattica e della sessione d’esami. Ma non solo.
Il primo luglio la Sapienza spalanca le porte ad alcuni ospiti un po’ particolari.

Il progetto dell’associazione“Un ponte per”ha determinato un collegamento con una situazione determinata dalla guerra del kosovo,ossia delle famiglie serbe che sono dovute scappare per la guerra ritornate in Serbia.

In atto da 8 anni,questo progetto prevede che sia data ospitalità a dei bambini; si è cercato di creare innanzitutto un rapporto di tipo ludico,di affettuosità insomma nei confronti di questi bambini che hanno vissuto un disagio.

Quest’anno hanno pensato di programmare la loro visita in Italia,inserendo degli aspetti culturali. Chi si occupa del polo museale di Sapienza ha avuto l’idea di far visitare alcuni dei musei della Sapienza a bambini e ragazzi provenienti da una delle zone più instabili e povere del mondo.

La loro realtà è fatta di campi profughi e di continue fughe. Alessandro di Meo,componente dell’associazione,racconta la prima reazione dei bambini non appena giunti a Roma.

Nel 2002 –la prima volta che vennero a Roma- erano solo 12, quest’anno invece una quarantina. In particolare rammenta l’episodio di una bambina che piangeva perché non aveva il costume.

L’associazione “Un ponte per”, grazie alla collaborazione dell’Università Tor Vergata,ha accompagnato i ragazzi nel giro dei musei della Sapienza.
Ad attenderli il rettore Luigi Frati ed il Prorettore Antonello Bigini.

Quest’ultimo sottolinea che l’iniziativa è molto positiva e che si è interessati a questi giovani non solo perchè potranno scegliere un giorno di studiare alla Sapienza ma soprattutto perché si tratta di ragazzi che hanno sofferto lo sradicamento dalle loro case, dai loro territori.

Dunque, si spera che in prospettiva questi ragazzi conservino un buon ricordo sia dei fautori di queste iniziative, sia della stessa università. Ma l’obiettivo principale è far sì che loro trovino a Roma un’occasione di serenità.

Roberta Nardi

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