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14 settembre 2010

Università di Catania: Nanoscienze e nanotecnologie: dall’Europa 6,4 miliardi per rivoluzionare l’industria del futuro

Presentato a Catania il nuovo programma comunitario finalizzato ad innovare la produzione manifatturiera
«La sfida che ci attende è quella di trasformare l’industria manifatturiera europea, legata fino ad oggi ad un modello economico di tipo quantitativo, molto oneroso e poco competitivo, attraverso un nuovo modello qualitativo, sostenibile e più competitivo, passando da una produzione di massa ad una produzione limitata ma ad alto valore aggiunto. Su questo percorso, i traguardi delle nanoscienze e delle nanotecnologie diventano fondamentali per giungere a nuovi materiali ma anche a nuovi processi di produzione».

Ezio Andreta, presidente dell’Agenzia per la promozione della ricerca europea, ha sottolineato con queste parole l’importanza del V bando “Nanosciences, Nanotechnologies, Materials & New Production Technologies” (Nmp) pubblicato il 20 luglio scorso nell’ambito del VII Programma quadro europeo per la ricerca e lo sviluppo tecnologico, nel corso della giornata nazionale di lancio del bando Nmp che si è tenuta questa mattina nell’aula magna dell’Università di Catania.
«Non è un caso – ha aggiunto Andreta – che questa giornata di presentazione sia stata organizzata a Catania, realtà accademica e imprenditoriale molto vivace, all’avanguardia nel settore della microelettronica, come dimostrano i notevoli risultati della STM nel contesto europeo».

L’evento, organizzato per conto del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca dall’Apre in collaborazione con l’Area della Ricerca dell’Università di Catania, è stato l’occasione per presentare ufficialmente ai ricercatori etnei le opportunità di progetti e finanziamenti destinati a chi opera in particolare nel campo delle nanoscienze, delle nanotecnologie o dei nuovi materiali. «Questa giornata – ha osservato il prof. Francesco Priolo, presidente della Commissione per la Ricerca scientifica dell’Università e delegato all’Internazionalizzazione per il Polo scientifico – assume un’importanza strategica per la comunità universitaria etnea perché offre uno spaccato delle nuove prospettive nella ricerca europea del prossimo futuro».

Concetto rimarcato anche dal prorettore dell’Ateneo catanese, Maria Luisa Carnazza, la quale ha osservato che «al di là dell’assolvimento di una missione istituzionale, eccellere nella ricerca servirà anche per superare i processi di valutazione e offrire risposte convincenti a centinaia di giovani e brillanti ricercatori, che altrimenti sarebbero costretti a cercare una collocazione all’estero».

La posta in gioco è sicuramente allettante, come ha spiegato Renzo Tomellini, capo unità Materiali della direzione generale Ricerca della Commissione europea, illustrando i dettagli del bando e le cifre a disposizione: «La ricerca rappresenta un punto nevralgico nella trasformazione economica europea: questa iniziativa rappresenta pertanto un investimento e un’opportunità, anche in termini occupazionali, soprattutto nel momento in cui l’Europa si avvia ad uscire dalla crisi finanziaria. Per questo la Commissione ha stanziato 6 miliardi e 400 milioni di euro per progetti di ricerca, permettendo all’industria e alla società di crescere di pari passo».

Altri aspetti riguardanti la partecipazione italiana al bando Nmp sono stati approfonditi da Luigi Lombardi, della direzione generale per l’internazionalizzazione della Ricerca scientifica e tecnologica (Rst) del Miur, e da Elisa Molinari, delegato nazionale Nmp.

Ma qual è, in sede locale, il livello raggiunto nell’ambito di questo settore di ricerca? «Il Distretto tecnologico Micro e Nanosistemi della Sicilia, con base a Catania – ha spiegato il prof. Giovanni Marletta, che ha partecipato ad una tavola rotonda sulle prime esperienze dei distretti, insieme con Nicola Trevisan, di Veneto Nanotech, Gianluca Cicala, docente di Scienze e tecnologie dei materiali, Rosario Corrado Spinella, direttore dell’Istituto per la microelettronica e microsistemi del Cnr di Catania e Antonino Scuderi, della St Microelectronics -, nasce dall’unione fra grossi distretti industriali, i tre atenei siciliani, il Cnr e l’Istituto Nazionale di Astrofisica. L’innovazione tecnologica a Catania è rappresentata oltre che dalla STM, anche da centri di ricerca avanzati in particolar modo nei campi della Chimica, della Fisica, dell’Ingegneria e della Farmacologia. I progetti che presenteremo prossimamente, e che coinvolgono più di 220 ricercatori dell’Università etnea e del Cnr, riguarderanno i micro e nano sistemi applicati al settore della salute e dell’energia e permetteranno al Distretto etneo di confermare il suo ruolo nel panorama scientifico continentale».

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