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7 ottobre 2010

Alla Sapienza due giorni di riflessioni su media, immaginario e catastrofe ambientale

Catastrofe ambientale, immaginario e potere” è il titolo del convegno organizzato per i giorni 8 e 9 ottobre dal Dipartimento di Scienze e Arti dello Spettacolo dell’Università “La Sapienza” e dedicato all’approfondimento del tema della catastrofe nell’immaginario mediale e collettivo contemporaneo.

L’apertura del convegno, nel pomeriggio dell’8 ottobre (ore 15:00, presso l’Aula Levi, Facoltà di Scienza Umanistiche) sarà titolata “Il presagio della fine” e dedicata all’immaginario fantascientifico di James Graham Ballard, scrittore britannico scomparso nel 2009. La giornata di sabato 9 ottobre trascorrerà con gli interventi mattutini di illustri sociologi della comunicazione e vari studiosi sul tema “catastrofe, paura, immaginario” e “catastrofe ambientale e comunicazione politica”. Al termine si presenteranno i risultati del Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN 2008-2010) dedicato alla catastrofe ambientale e coordinato dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione de ‘La Sapienza’.

Fenomeni mediali su cui riflettere – Che cosa significa constatare che nell’ultimo decennio è cambiata la percezione del rapporto tra finzione, realtà e tecnica? La gamma delle testimonianze amatoriali di catastrofi avvenute e, talvolta, documentate real time, è aumentata vertiginosamente con l’accesso di massa all’hi-tech e la onniconversione in bit: dalle spaventose immagini delle Twin Towers cadenti, allo Tsunami nel sud-est asiatico, dal terremoto de L’Aquila alla recente frana nel messinese del settembre 2009, sono le persone comuni che spesso sono state fonti di documentazione del dramma vissuto, rendendo disponibili al pubblico dei media saggi della catastrofe e delle reali conseguenze. Tutt’altro che fiction!

L’auto-evidenza dell’audio e del video alimenta le tematizzazioni emotive che infarciscono la catastrofe come evento mediale, essendone il nucleo attorno cui si costruisce spesso l’azione requisitoria dei media circa le responsabilità umane connesse. Tra lacrime e indici puntati si staglia poi la necessità di costruire memoria ed esorcizzare l’evento collettivamente traumatico. E tra il dovere di testimonianza e lo sciacallaggio delle emozioni, di catastrofe in catastrofe la narrazione mediale , attraverso i format dell’informazione(e suoi derivati ibridi come l’infotainment) e, con diverse intensità espressive, con le creazioni della fiction, “coltiva” l’immaginario collettivo della Catastrofe, procede nel sedare e rimuovere, allarmare, impaurire e sensibilizzare.

Dagli anni’90 la catastrofe globale più temuta è quella di stampo ecologico, che tesse ampi collegamenti tra singoli comportamenti umani e politiche nazionali e sovranazionali, tra soggetti socio-economici privati multinazionali e non, istituzioni di controllo e, ancora, i singoli consumatori: le narrazioni dei media tendono a fare, ove possibile, la crono-storia della nuova e impressionante serie delle catastrofi locali riconducendole allo sfondo globale di questa grande paura collettiva, tra il presagio di cambiamenti e adattamenti radicali dei nostri modi di vivere di oggi.

Infine, la comunicazione del rischio e la gestione comunicativa delle emergenze si rivela in moltissimi casi una comunicazione politica estremamente delicata con risvolti sulla percezione collettiva, il comportamento e l’ordine pubblico. Un processo dunque che richiede strategie nell’immediato e su cui è possibile instaurare giustificazioni dell’azione preventiva del potere. Che deve però necessariamente discutere i suoi limiti nei modi della Democrazia.

Raffaele La Gala

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